L'alternativa economica all'austerità è possibile
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Joseph Stiglitz in After Austerity, rubrica mensile per The Project Syndicate, sottolinea come sia perlomeno irritante sentir parlare di austerità da parte dei ministri economici ed i responsabili dei principali istituti finanziari durante l'ultimo vertice del Fondo Monetario Internazionale. Lo slogan utilizzato è sempre lo stesso: i paesi in crisi devono sistemare i loro bilanci interni, ridurre deficit e debiti nazionali, iniziare riforme strutturali per la crescita, e, altro tormentone per Stiglitz, ristabilire la fiducia nei mercati. Peccato che questa lezione provenga da coloro che, all'interno delle banche centrali, istituti di credito privati e ministeri responsabili, hanno condotto il sistema finanziario in questa situazione e creato il disastro attuale. E perlopiù nessuno di loro sembra realmente in grado di spiegare come rompere il circolo vizioso in cui è entrata l'economia mondiale. Come restaurare la fiducia mentre la crisi sta divenendo recessione? Come puntare sulla crescita quando il modello di riferimento è l'austerità, che comprimerà ulteriormente la domanda aggregata e l'occupazione? Nessuno di loro fornisce risposte convincenti.
Ci sono possibili alternative: secondo Stiglitz, per alcuni paesi si. La Germania ad esempio, ha ampie possibilità di manovre fiscali: usando la leva di maggiori investimenti pubblici, Berlino rafforzerebbe il suo tasso di crescita di lungo periodo, con effetti di spill over positivi su tutta l'Europa. Un principio generale di politica economica è che un espansione bilanciata di tasse e spese pubbliche stimola l'economia: se il programma è ben designato (tasse per i più ricchi e spesa in tecnologia e ricerca), l'aumento in termini di Pil ed occupazione sarebbe significativo. L'Europa nel suo complesso non è messa male in termini di bilancio pubblico: il suo rapporto debito|Pil è migliore di quello americano. Se ogni stato americano fosse responsabile per il suo bilancio, l'America sarebbe in una crisi finanziaria peggiore di quella europea. Per uscire dalla crisi, sottolinea Stiglitz, l'Europa deve rendere unico il debito complessivo e puntare su crescita ed occupazione.
Ci sono già istituzioni all'interno dell'Unione Europea, come la Banca Europea degli Investimenti, pronte a finanziare gli investimenti necessari e le economie nazionali. La BEI dovrebbe espandere il suo credito per supportare le medio e piccole imprese – la maggior fonte di creazione di lavoro in tutte le economie – particolarmente colpite dalla contrazione di credito da parte delle banche per queste imprese. La sola concentrazione su politiche d'austerità è una cattiva diagnosi dei problemi: la Grecia ha speso eccessivamente, ma Spagna ed Irlanda avevano avanzi di bilancio ed un ottimo rapporto debito/Pil prima della crisi. Una rigida struttura di parità di bilancio, continua Stiglitz nella sua analisi, può essere contro produttiva per diversi motivi: l'eurozona non è un'area valutaria ottima, e l'austerità può solo peggiorare il benessere economico di un'area di libera circolazione di merci e lavoratori.
Le conseguenze delle politiche d'austerità saranno durature e severe: se l'euro dovesse sopravvivere, lo farà a costo di un tasso di disoccupazione enorme e immense sofferenze economiche per una crisi che si diffonderà ulteriormente. Come risultato, il principale asset di una società civile, il suo capitale umano, verrà sprecato e distrutto. Le giovani generazioni saranno per lungo tempo deprivati di un lavoro ed il tasso di disoccupazione giovanile arriverà a superare il 50%. Molte economie sono vulnerabili ai disastri naturali, ma un disastro creato dall'uomo è anche peggiore. La sofferenza dei suoi cittadini, sopratutto le classi meno abbienti e le giovani generazioni, non sono necessari: fortunatamente c'è un'alternativa, ma il ritardo ad intraprenderla sarebbe altamente costosa e nociva. Conclude Stiglitz: quello che l'Europa sta facendo e l'ignoranza verso gli errori del passato da parte dei suoi leader è criminale.

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