Land grabbing: domani, a chi apparterrà il pianeta?

Procedendo al ritmo attuale, nel 2050, 3,7 miliardi di contadini saranno senza lavoro

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Land grabbing: domani, a chi apparterrà il pianeta?

Milioni di ettari vengono acquistati ogni anno nel mondo da parte di investitori stranieri o multinazionali. E questo fenomeno non riguarda solo i terreni agricoli dei paesi in via di sviluppo. Nei paesi dell'Europa orientale, la collettivizzazione forzata ha distrutto ed emarginato i contadini. In Ucraina, 4 milioni di ettari di terreno erano già nelle mani di poche grandi imprese a pochi anni dalla decollettivizzazione,secondo le stime della Banca Mondiale.
 
Le conseguenze? Una morsa sui terreni agricoli, processi di concentrazione e il rischio di tre miliardi di contadini disoccupati entro il 2050. 


 
In una lunga intervista concessa alla rivista francese 'Basta!', Michel Merlet e Mathieu Perdriault, funzionari dell’Associazione Agter, provano a dare un’idea delle dimensioni del fenomeno del land grabbing nel mondo, presentando i dati della Banca Mondiale che ha registrato 56,6 milioni di ettari colpiti nel 2011 ( quasi le dimensioni della Francia, ndr ), e dell’'osservatorio Land Matrix , che ha individuato 80 milioni di ettari nel 2012. Tuttavia, precisano i due esperti, queste cifre non tengono conto di tutti i fenomeni e l'entità esatta di questi  è probabilmente impossibile da stabilire. Quello che è certo è che questo processo di concentrazione non è "normale".

Sempre più terra nelle mani di sempre meno persone! Il 50% della popolazione mondiale vive in aree rurali ed è direttamente minacciata da questi fenomeni. Procedendo di questo passo, nel 2050, 3,7 miliardi di persone saranno senza lavoro.


 
Il termine "accaparramento" è contestato dalle società interessate, che parlano invece di investimenti, mentre è spesso utilizzato dalle ONG che lo usano per sottolineare la responsabilità delle società, sebbene le vendite e gli affitti spesso avvengano con il consenso di "venditori" - statali, leader locali, o anche contadini - e in conformità con le leggi del paese in questione. 
 
Termini come ‘appropriazione’ e ‘concentrazione’, spiega Merlet, definiscono meglio il fenomeno. Quello che bisogna considerare in primo luogo è la lotta storica per l'accesso alla terra, alle risorse finanziarie e dei mercati, tra la piccola produzione agricola e la grande operazione capitalista. La coesistenza pacifica è un mito: le grandi aziende si costruiscono distruggendo le piccole.  
 
Come anticipato, le società sono solite parlare di “investimenti”, ma l'uso della parola contribuisce notevolmente alla confusione. Da dove provengono i loro profitti? Essenzialmente da quattro meccanismi: 1 / Dall'accesso alla terra quasi gratuito che porta ad una appropriazione di ricchezza e di rendita fondiaria. 2 / La possibilità di produrre con macchine potenti e così pochi lavoratori, i cui salari sono molto bassi. 3 / Da benefici concessi agli investitori al fine di attrarli, principalmente esenzioni fiscali. 4 / Dall’accesso privilegiato ai mercati redditizi, a volte sovvenzionati come nel caso dei biocarburanti.  Rendite di cui si appropriano gli "investitori".
 
Gli utili non riflettono l'efficienza del processo di produzione, ma la cattura di "una rendita". Questo si vede nella distribuzione della ricchezza creata. "L'appropriazione dei terreni agricoli a livello mondiale è una rendita economica per le imprese".
 
Sebbene le istituzioni internazionali stiano iniziando ad occuparsi del fenomeno, Perdriault esorta i movimenti contadini e le ONG a continuare a lottare per cambiamenti concreti da parte dei leader. "Nulla è cambiato nell'ordine internazionale E' sempre "due pesi, due misure" tra la tutela degli interessi delle imprese e degli attori transnazionali e la tutela degli interessi collettivi."


 

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