L'ascesa dei partiti islamisti in Egitto

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L'ascesa dei partiti islamisti in Egitto

Nella sua rubrica del 14 gennaio nel New York Times, "Getting to know you", Georges Friedman descrive gli incontri avuti durante il suo soggiorno nell'ufficio elettorale di Abdel Moneim Aboul Fotouh, medico egiziano che ha deciso di lasciare Fratellanza Musulmana per concorrere alla carica presidenziale.

Nonostante il regime militare che ha governato dal 1952 sia ancora nel pieno esercizio dei propri poteri, l'occasione permette al columnist del New York Times di notare come l'Egitto dimostri una vitalità diversa rispetto al tempo di Mubarak:  la capacità con cui i giovani di piazza Tahrir  hanno  preso possesso delle strade per chiedere ai militari di cedere il potere e le nuove forze politiche emerse dalle recenti elezioni offrono l'immagine di un paese con tante anime, con cui il nuovo Presidente dovrà, diversamente dal passato, confrontarsi. L'esercito, le forze di polizia, i giovani di Tahrir, gli Islamisti, i Cristiani, la maggioranza tradizionale silenziosa ed i liberali laici dovranno cercare insieme una pacifica transizione democratica. 
Conclude Friedamn che i problemi socio-economici potranno rendere difficile un negoziato sereno tra le diverse forze, ma l'esempio di Hamzawi, giovane liberale che solo con 800 volontari è riuscito a sconfiggere la macchina elettorale di Fratellanza Musulmana ed essere eletto al Parlamento, dimostra una nuova vitalità presente nel paese per la difficile fase di ricostruzione.
 
L'ottimismo di Friedman deve essere in parte mitigato dai risultati elettorali: mentre la forza  integralista-salafista sarà al centro della fase costituzionale, quella liberal-democratica potrebbe restare ai margini. Labbansono di El Baradei dalla corsa presidenziale ne è un segnale importante.

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