L'autolesionismo economico

Diversi commentatori ed esperti sembrano non voler imparare dagli errori degli anni '30

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L'autolesionismo economico

Coniando il termine Mellonismo - dal Segretario del Tesoro americano Andrew Mellon, che ai tempi della Grande Depressione invitava il presidente Herbert Hoover a non fare nulla per mitigare le sofferenze ma faceva pressione per la liquidazione “dei rottami fuori dal sistema” - Paul Krugman sostiene come questa concezione sia ovunque nell'America di oggi. Prendendo a riferimento anche quanto di erroneo diceva negli anni '30 il noto economista Joseph Schumpeter, che consigliava l'inerzia al governo perchè lo stimolo artificiale non avrebbe permesso di far fare alla depressione il suo lavoro di distruzione delle inefficienze, in The Urge to Purge, Krugman sostiene come la macroeconomia moderna ha dimostrato i loro errori e si dovrebbe agire differentemente per la crisi in corso.
Tuttavia, la volontà di “purge”, di vedere vale a dire la depressione come punizione necessaria e desiderabile dei peccati passati ed ogni tentativo di mitigare i loro effetti come controproducente — è ancora molto forte. In pochi sostengono, infatti, che il governo federale e la Fed stia facendo poco per combattere la disoccupazione di massa allarmante, ma giornali e televisioni sono pieni di commentatori ed esperti che demonizzano il deficit spending, la creazione di moneta e denunciano l'economia keynesiana come la radice di tutti i mali.
Questo nonostante i Keynesiani abbiano fino ad oggi avuto ragione in tutte le fasi della crisi. Di fronte alle accuse che la politica monetaria espansiva della Fed, che ha più che triplicato la quantità di moneta dall'inizio della crisi, avrebbe aumentato i tassi d'interesse e l'inflazione, i dati sono eloquenti: dopo 4 anni i tassi sono ai livelli più bassi della storia e l'inflazione è inferiore al 2%. Ma i mellonisti non si arrendono: l'ultimo esempio che prende a riferimento Krugman è David Stockman, ex consigliere di Ronald Reagan ed autore del recente “The Great Deformation.”, un libro che non aggiunge nulla alla teoria repubblicana della liquidazione. Secondo Stockman, l'origine dei mali dell'economia americana è da rintracciare nella decisione di Roosevelt di eliminare il gold standard e di introdurre l'assicurazione per i depositi, da allora si hanno avuti una serie di squilibri dal lato del consumo, debito e monetario, che solo per “fortune casualità” ha evitato il disastro totale negli ultimi 70 anni.  
Stockman, come molti altri mellonisti, fraintendono secondo Krugman il concetto di debito in crescita: è vero che il debito pubblico e privato nell'economia americana sia aumentato in modo notevole rispetto al Pil,  ma questo non significa che siamo una nazione che ha vissuto al di sopra delle sue possibilità ed è giunto l'ora di stringere la cinghia. Nonostante il paese abbia accumulato un debito estero consistetene, ma non così elevato come molti dicono, la maggior parte del debito è un prestito di alcuni americani ad altri americani, che non rende una nazione di per sé più povera. Il maggiore problema indotto da questa situazione è che sta tenendo l'economia depressa, facendo spendere la popolazione troppo poco.
Cosa obbiamo fare ora?, si domanda l'economista americano. In primo luogo restaurare la regolamentazione finanziaria vigente nell'era precedente a Reagan, che aveva impedito la creazione di una leva finanziaria eccessiva. Ma questo per prevenire la prossima crisi: per affrontare questa di oggi abbiamo bisogno di un ulteriore stimolo fiscale e monetario che permetta a coloro che non sono troppo indebitati nel paese di spendere di più, nel momento in cui i debitori stanno risparmiando. Ma questo è anatema per i Mellonisti che lo considerano il primo passo per il precipizio finanziario. Le teorie di Mellon si sono dimostrate sbagliate negli anni '30, quelle dei suoi avatar sono zombie oggi. Nonostante ciò, sono ancora in grado di condizionare l'opinione pubblica: la disoccupazione e non l'eccessiva produzione di moneta deve essere il nemico. La politica, conclude Krugman, dovrebbe fare di più, e non meno. 

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