Lavrov ed Erdogan a confronto: chi è davvero la "minaccia"?
Diplomazia (da parte del nostro nemico, la “minaccia”) o possibili interventi aggressivi dai contorni non definibili (il nostro alleato): questa la nostra scelta
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Viviamo in tempi di paradossi, minacce costruite, isterie collettive, alleati che ci pongono di fronte a rischi termonucleari; gli aggressori passano per difensori di diritti, i liberatori come aggressori.
Prendiamo a riferimento alcune dichiarazioni delle ultime ore per comprenderlo.
I nostri “alleati”
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato mercoledì apertamente gli Stati Uniti di creare un "bagno di sangue" nella regione alleandosi con i curdi in Siria. Lo riporta AFP. Ormai le crepe con gli Usa, che non possono più portare a compimento la distruzione della Siria pianificata con gli alleati regionali per l'intervento russo e le vittorie sul campo dell'esercito siriano contro i terroristi, da parte di Ankara, sono visibili.
Le dichiarazioni di Erdogan seguono quelle, davvero scioccanti e preoccupanti, del premier turco Ahmet Davutoglu, che ha promesso di restituire il "debito storico" con i "fratelli Aleppo" che hanno contribuito a difendere il paese nel 20esimo secolo. "Ripagheremo il nostro debito storico. Un tempo, i nostri fratelli da Aleppo difesero le nostre città di Sanliurfa, Gaziantep, Kahramanmaras, ora noi difenderemo l'eroica Aleppo. Tutta la Turchia appoggia i suoi difensori", ha detto Davutoglu, nel corso di una riunione del partito di Giustizia e Sviluppo, riferendosi alla prima guerra mondiale. Guerra in cui l'intervento ottomano iniziò con l'aggressione, ma forse questo lo dimentica il premier turco, del porto russo di Odessa.
Ad Aleppo per chi non lo sapesse e continuasse ad informarsi attraverso i mezzi di comunicazione italiani è in corso la battaglia decisiva per la liberazione dei terroristi dalla Siria. Terroristi che vedono nei canali di comunicazione con la Turchia la principale fonte di approviggionamento. Turchia, nostro alleato NATO.
In ultima analisi, i nostri alleati giocano con scenari termonucleari, continuando a parlare di intervento armato in Siria.
Vediamo ora le dichiarazioni dei “criminali”, i nostri nemici, la minaccia che incombe su di noi.
Il ministro degli esteri russo Lavrov ha dichiarato mercoledì che gli Stati Uniti stanno studiando il piano di Mosca per porre fine alla guerra in Siria in modo "concreto". Dopo aver espresso preoccupazione per la retorica sulla questione umanitaria fabbricata dai media per ostacolare gli sforzi per risolvere la crisi nel paese arabo, Lavrov ha dichiarato nel corso di un'intervista al quotidiano russo MK: "Durante i nostri contatti con Washington, abbiamo proposto un piano assolutamente concreto, che ora stanno studiando ... Spero che le semplici proposte del piano vengano prese in considerazione in breve tempo da parte di Washington".
E ancora: "Hanno cercato di ribaltare la situazione umanitaria in Siria per impedire il raggiungimento di una soluzione politica [della crisi], rendendo la sua risoluzione un presupposto preliminare per l'avvio di colloqui significativi tra i siriani".
"Per quanto tempo si può parlare circa dei 40.000 civili in Madaya che non hanno abbastanza cibo, medicine e altri beni di prima necessità perché circondati dalle truppe governative, e allo stesso tempo non si dice nulla del fatto che 200.000 persone sono circondati dai combattenti dello stato islamico e altri militanti nella città di Deir ez-Zor? ", ha chiesto Lavrov.
La città di Deir ez-Zor è un'enclave in Siria orientale controllata dalle truppe governative e circondata dallo Stato islamico (IS, ex ISIS / ISIL) jihadisti. Il Ministero della Difesa della Russia ha consegnato aiuti umanitari alla città assediata nel mese di gennaio. "Abbiamo iniziato a paracadutare gli aiuti umanitari. Siamo stati subito accusati di far cadere il carico alla cieca, senza garanzie che l'aiuto sarebbe entrare in mani sicure a terra. Si può inventare qualsiasi cosa per accusarci".
Lavrov e Kerry hanno concordato di convocare una riunione del Gruppo di sostegno Siria International (ISSG) a Monaco di Baviera il 11 febbraio.
Quindi
Diplomazia (da parte del nostro nemico, la “minaccia”) contro possibili interventi aggressivi dai contorni non definibili (il nostro alleato) le due alternative. Gli Usa sembrano propendere per la prima ormai totalmente sconfitti nel loro piano originario di destabilizzazione della Siria. La Turchia l'ha capito e per questo sta aumentando la pressione. Quando inizieremo a capire che la nostra partecipazione all'interno della Nato è la singola minaccia più grande che corriamo come paese? Quando inizieremo a capire che l'isteria intorno alla Russia è una mistificazione dei media?
Lavrov, a conclusione della sua intervista, ha confermato che esistono informazioni che la Turchia continua a mantenere contatti segreti con l'Isis. Gli attacchi russi stanno distruggendo queste “comunicazioni di contrabbando”. Ed Ankara è disposta ormai a giocarsi tutto. E, quindi, quando inizieremo a mettere in discussione la partecipazione della Turchia, principale sostenitore del terrorismo e della destabilizzazione in Siria, all'interno della Nato?

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