Le mosse militari USA e le risposte di Mosca

Washington ha recentemente inaugurato un nuovo centro di addestramento per reparti di pronto intervento nell'area del poligono di Fakhrabad, in Tadžikistan, con una spesa di 1,3 milioni di dollari. Secondo l'incaricato d'affari dell'ambasciata USA a Dušanbe, Kevin Kovert, presente all'inaugurazione, il centro “consentirà alla repubblica di venire a capo delle minacce terroristiche provenienti dall'Afghanistan”

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Le mosse militari USA e le risposte di Mosca



di Federico Poggi

Il sito della rivista The National Interest scriveva nei giorni scorsi che la marina militare USA mira a raggiungere le 355 unità, accelerando la costruzione di nuovi cacciatorpediniere lanciamissili (DDG 51) della classe “Arleigh Burke”, con l'ammodernamento della loro terza serie (Flight III). L'analista Kris Osborn parla di due nuovi vascelli nel 2018 (già stipulati i contratti con Huntington Ingalls Industries e Bath Iron Works) e tre nel 2019 (per i quali il bilancio della difesa 2019 ha già stanziato 6 miliardi di $, degli oltre 715 miliardi complessivi), dotati di nuove armi e apparecchiature radar. In totale, la Marina sta progettando 22 nuovi cacciatorpediniere Flight III-DDG 51 e, tra le caratteristiche dei nuovi vascelli, viene evidenziato il nuovo radar supersensibile AN/SPY-6 (Air and Missile Defense Radar), in grado di fornire una “difesa missilistica balistica simultanea integrata”.

Tale apparecchio, realizzato dalla Raytheon Company, sarebbe 35 volte più potente degli attuali sistemi radar navali, in grado di rilevare oggetti a una distanza doppia e di dimensioni due volte minori rispetto ai radar correnti; può localizzare simultaneamente e distinguere più tracce; adatto per l'integrazione con i sistemi radar e software “Aegis Baseline”, sarà realizzato con la stessa turbina Rolls Royce progettata per il DDG 1000, ma con una tecnologia appositamente configurata. Potrà connettersi con una piattaforma di sensori aerei che rilevino l'avvicinamento di missili anti-nave e missili balistici a lungo raggio. Il nuovo radar utilizza una tecnologia di semiconduttori a composti chimici di nitruro di gallio, che può amplificare i segnali alle frequenze delle microonde e consente una migliore individuazione degli oggetti a distanze maggiori rispetto ai materiali comunemente usati.

Tali ammodernamenti e incrementi di mezzi bellici, come gli ulteriori 77 F-35, i 24 F/A-18s, i due sommergibili classe “Virginia”, i bombardieri a lungo raggio B-21, o la cinquantina di aerei cisterna K-46, messi in bilancio per il 2019, servono a coprire il “gap” che, secondo il Pentagono, gli USA avrebbero accumulato nei confronti della Russia. Questa, ha dichiarato alla Camera il generale Joseph Votel, a capo del Comando centrale delle Forze armate USA, “con i suoi sistemi missilistici, impedisce agli Stati Uniti” di essere il paese dominante, sia in Medio Oriente, che in Asia Centrale e nel resto del pianeta. Votel ha puntato il dito contro l'Iran, ma, soprattutto, contro Russia e Cina che, ha detto, possono interferire nei piani USA e Nato per l'Afghanistan.

Sta di fatto che Washington ha recentemente inaugurato un nuovo centro di addestramento per reparti di pronto intervento nell'area del poligono di Fakhrabad, in Tadžikistan, con una spesa di 1,3 milioni di dollari. Secondo l'incaricato d'affari dell'ambasciata USA a Dušanbe, Kevin Kovert, presente all'inaugurazione, il centro “consentirà alla repubblica di venire a capo delle minacce terroristiche provenienti dall'Afghanistan”. Strane parole, osserva topwar.ru, tenuto conto che le “migliaia di soldati americani presenti da anni sul territorio afghano, non sono sinora riusciti ad avere successo nella lotta al terrorismo”; così come non ci sono riusciti i circa 2 miliardi di $ concessi da Washington a Dušanbe (secondo fonti statunitensi, i finanziamenti più forti dopo quelli a Ucraina e Georgia) dal momento della sua “indipendenza” dall'URSS e destinati allo “sviluppo degli istituti democratici”. Sovvenzioni così inutili, che l'ex alto ufficiale delle Forze speciali tadžike, Gulmurod Khalimov, è diventato poi uno dei comandanti di campo dell'Isis! 

Nel complesso, nella regione centroasiatica, se Turkmenija e Uzbekistan, nonostante abbiano frontiere dirette con l'Afghanistan, non sembrano tuttavia rientrare nei disegni di Washington, data la loro posizione di relativa neutralità (mesi fa, si era addirittura parlato della chiusura dell'ufficio NATO a Taškent) Mosca sta invece rafforzando le proprie basi militari in Kirghizija e Tadžikistan.

Più in generale, a parere di Jakov Kedmi, citato dal Corriere militar-industriale, le scelte militari russe hanno scombinato le carte di USA e NATO per tenere sotto tiro l'intero territorio europeo della Russia fino agli Urali, a partire dalle loro basi in Europa orientale. In risposta al dislocamento dei sistemi “Patriot” e “Aegis” in Romania e Polonia, Mosca ha infatti immediatamente reagito con il sistema di missili operativi-tattici “Iskander” nella regione di Kaliningrad. A sud, grazie a euromajdan, gli USA “programmavano di rendere il mar Nero un feudo per la loro flotta”, per poter “colpire il territorio russo fino a Omsk" dai cacciatorpedinieri, ma la “risposta russa in Crimea ha ribaltato la situazione”. Non per questo, tuttavia, Washington cessa di inviare regolarmente propri vascelli nel mar Nero. Kedmi si dice comunque convinto che gli USA "abbiano seriamente sbagliato i calcoli", allorché pensavano di sguarnire la Russia con il trattato sui missili a medio e corto raggio (RSMD), sottoscritto nel 1987 tra Reagan e Gorba?ëv. Il Pentagono riteneva che la Russia "non avesse una flotta" e non sarebbe stata in grado di minacciare la NATO con missili a medio e corto raggio. Ma, oggi, anche le piccole corvette lanciamissili "Bujan-M"-21631 (adatte a operare in bacini minori, hanno dimostrato la propria efficacia colpendo obiettivi in Siria dal mar Caspio) sono in grado di “colpire Gran Bretagna e Francia direttamente dal Volga o dal lago Ladoga”. Per di più, a differenza degli Stati Uniti, la Russia è protetta efficacemente in tutte le aree principali da un "muro insormontabile" nel mar di Barents e in Novaja Zemlja. E nemmeno i carri armati NATO nella regione baltica, "700 km da Mosca", rappresentano una seria minaccia nella guerra moderna.

Un'esposizione, questa di Jakov Kedmi, che non fa una piega, illustrata da un esperto su cui vale la pena di spendere due parole. Nato a Mosca nel 1947, Jakov Kazakov nel 1969 emigrò in Israele, compiendo la cosiddetta “Alija”, il rimpatrio, uno dei concetti fondanti del sionismo. La vicenda della sua “fuga” dalla Russia è abbastanza curiosa. Dopo un primo tentativo, nel 1967, attraverso l'ambasciata israeliana a Mosca (il Mossad, pensando a una provocazione del KGB, gli negò il permesso di immigrazione) e vari altri tentativi, sia alla stessa ambasciata di Tel Aviv che a quella statunitense, e mai arrestato dalla polizia sovietica, come ci si sarebbe aspettati, in base alla migliore tradizione mediatica occidentale, nel 1969 ottenne il permesso di lasciare l'URSS. In Israele, prese parte alla guerra dello Jom Kippur del 1973. Ufficialmente “diplomatico”, dal 1977 Kedmi è stato agente segreto del “Nativ” - i servizi speciali creati da Ben Gurion nel 1951, per sopperire alle carenze del Mossad nella questione dell'espatrio degli ebrei dall'URSS e dai paesi dell'area sovietica – fino a divenirne il capo dal 1992 al 1999. La sua attività è collegata al più massiccio espatrio di ebrei dall'URSS in Israele: oltre 1 milione di persone. Kedmi, oggi pensionato, è ospite fisso, conteso dai più seguiti talk show televisivi russi... Quando si dice, in TV, come il Faust goethiano, “non mi tormentano né scrupoli né dubbi”!

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