Le nuove raccomandazioni della Commissione europea per i paesi membri
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Nelle raccomandazioni pubblicate ieri, la Commissione europea ha fissato i nuovi obiettivi economici per i paesi membri, alla disperata ricerca di tornare sul sentiero della crescita e con drammatici tassi di disoccupazione da dover affrontare.
Con 20 dei 27 sotto osservazione per deficit e debiti al di sopra dei parametri fissati, la Commissione ha dato maggior tempo ad i vari paesi per raggiungere i loro obiettivi. La Spagna, che ha evitato un salvataggio su larga scala lo scorso anno, ha avuto due anni in più per ottenere l'obiettivo di deficit di bilancio del 2,8% fissato in precedenza per il 2016. L'Olanda un anno extra rispetto al 2014, il Portogallo, sotto azione di salvataggio da parte della troika, due anni aggiuntivi rispetto al 2015, così come la Slovenia, secondo molti esperti il prossimo paese membro a dover necessitare di un piano di salvataggio europeo.
In cambio, la Commissione ha chiesto a tutti questi paesi l'adozione di riforme strutturali per migliorare l'efficienza economica, la produttività e la stabilizzazione delle finanze del governo. Altrimenti le sanzioni saranno ancora più punitive.
Per la Germania, la principale economia e tra le poche a non essere sotto osservazione per debito eccessivo, la Commissione ha suggerito solamente di cercare di abbassare il suo debito, oggi all'82% del Pil.
Infine, la Commissione ha dichiarato come Italia, Lettonia, Ungheria, Lituania e Romania hanno fatto a sufficienza per riequilibrare i loro bilanci e dovrebbero per questo essere eliminati dalla lista dei paesi sotto procedura per debito eccessivo.
I leader europei discuteranno le raccomandazioni europee al summit di giugno, prima di esser formalmente approvato dai ministri delle finanze dei 27.
In un articolo per City AM, Raoul Ruparel sostiene come “una volta che si elimina la retorica, ogni cambiamento da parte della politica economica della Commissione è solo semantica. L'eurozona rimane sul suo stesso sentiero. Chiedere di porre fine all'austerità significa un processo di trasferimento dal centro – diretto, attraverso un'unione fiscale, o indiretto, attraverso un'unione bancaria o maggiore inflazione – alla periferia. E questo manca ancora del tutto".

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