Legge elettorale: un contributo alla discussione per un compromesso ragionevole
Puntare tutto sulla governabilità come sembrerebbe voler fare Renzi, significherebbe creare un sistema autoritario e plebiscitario
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di Paolo Becchi
Fonte: Articolo pubblicato, in una forma abbreviata, nella versione cartacea di oggi del Secolo XIX
Renzi e Berlusconi si sono incontrati e, a quanto riportato dalla stampa, il cosiddetto „patto del Nazareno“ sembrerebbe reggere, sia per quel che riguarda la riforma del Senato (la cui discussione è già iniziata in Commissione), sia per la riforma della legge elettorale (che invece pare ancora in alto mare).
La novità delle ultime settimane è stata l’efficace mossa del M5S di riaprire i giochi sulla legge elettorale chiedendo un incontro con Renzi in qualità di capo del PD. Un incontro c’è stato, un secondo dopo varie insistenze, è stato accordato per lunedì. Come ormai è noto il Movimento ha elaborato un suo progetto elettorale, ma ha anche detto di essere disposto a discutere su tutti i punti sollevati dall’interlocutore, insomma un’apertura dalla quale potrebbe scaturire qualcosa di nuovo, un progetto di legge elettorale diverso sia dall’Italicum che da quello votato in rete dal M5S. È evidente che questo nuovo eventuale progetto dovrà essere sottoposto nuovamente all’approvazione degli iscritti al Movimento.
In questo modo il M5S mostra un senso di responsabilità nei confronti del paese che verrebbe danneggiato da una legge elettorale come l’Italicum, la quale presenta gli stessi profili di anticostituzionalità della legge precedente. La Corte Costituzionale ha criticato due punti: le liste bloccate - e „corte“ o „lunghe“ che siano, quelle dell’Italicum restano liste bloccate – e la mancanza di una soglia del premio di maggioranza.
Come impostare una legge elettorale che tenga conto di questi due profili? Per risolvere il primo punto non resta che la reintroduzione di un sistema di votazione basato sul voto di preferenza. Un Parlamento di „nominati“ fa comodo sia a Renzi che a Berlusconi, che in questo modo potranno avere il controllo totale sui loro parlamentari. Come mostrano gli attuali mal di pancia in Forza Italia i „nominati“ per Berlusconi sono ancora più importanti che per Renzi. In ogni caso il M5S dovrà essere intransigente su questo punto e potrà cedere eventualmente soltanto sulla preferenza negativa, che è un fiore all’occhiello del sistema elettorale svizzero ma forse di difficile applicazione nel nostro paese.
Per quanto riguarda il sistema di assegnazione dei seggi, resta il nodo del premio di maggioranza. E qui a mio avviso si presentano due opzioni. Consideriamo la prima. Indicare un’unica soglia d’accesso con un secco sbarramento del 5% al primo turno (innalzando e perfezionando quella prevista per l’elezione dei sindaci nei comuni più popolosi) e attribuire un premio di maggioranza con un ballottaggio tra le due liste più votate. Va da sé che in questo caso il premio andrebbe al candidato vincente al ballottaggio, dimostratosi in grado, dunque, di conseguire più del 50% dei voti validi.
Questa potrebbe essere un’ipotesi molto vicina al M5S, ma non è l’unica praticabile. Vediamo la seconda.
A) Soglia del 37% per un premio di 340 seggi (la soglia è seria e ragionevole – secondo quanto contenuto nella sent. n. 1 del 2014 della Corte costituzionale: v. infra, in
quanto consistente e non impossibile);
B) se (in modo altamente improbabile) due liste o coalizioni di liste prendono almeno il 37%, si va al ballottaggio e chi vince prende il premio di 340 seggi;
C) se nessuna lista prende da sola il 37% (A) e non si verifica nemmeno che due
liste prendano il 37%, (B), vanno al ballottaggio le due migliori dimostratesi in grado di ottenere dal 20% dei voti validi in su, e chi vince prende il premio (ciò che contribuirebbe ad ulteriormente migliorare il progetto di legge elettorale, che in una tale ipotesi non prevede alcun quorum per il conseguimento del premio, in contrasto con la menzionata sent. n. 1 del 2014).
D) Se, ancora, nessuna lista o solo una lista va al 20%, (C), interviene un sistema
proporzionale con uno sbarramento (selettivo) al 7% (in linea col c.d. „Consultellum“ previsto nella ridetta sent. n. 1 del 2014).
Va da sè che un simile sistema elettorale sarebbe certamente „costituzionale“!
Una legge elettorale è sempre un’impresa difficile, perché deve riuscire a garantire un bilanciamento tra governabilità e rappresentatività. Puntare tutto sulla governabilità come sembrerebbe voler fare Renzi, significherebbe creare un sistema autoritario e plebiscitario, in quanto non realmente – e sinceramente – rappresentativo della volontà degli elettori e, in ultima istanza, non conforme alla nostra Costituzione. D’altro canto è vero che possono essere stabiliti dei limiti alla rappresentatività, purchè, però, tali limiti siano ragionevoli, ovvero non tali da "produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente“ (p. 3.1. del „considerato in diritto“ della sent. n. 1 del 2014) come, invece, accadrebbe se dovesse essere approvato il c.d. Italicum senza le modifiche che qui si propongono.
Come in tutte le trattative bisogna essere disposti a dare qualcosa per ottenere in cambio qualcos’altro, ma le ipotesi qui delineate possono offrire un ragionevole compromesso rispetto a certe linee intransigenti che, nella migliore delle ipotesi, rischiano di non portare da nessuna parte e, nella peggiore, di aggravare certe situazioni invece di sanarle.

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