Leonardo 2026: Utili record dalle guerre, ma il settore civile rischia lo smantellamento
di Federico Giusti
La guerra giunge ai nostri occhi assonnati in termini fuorvianti, le notizie di cronaca non riportano che statistiche lette velocemente, quasi mai ci fanno toccare con mano le distruzioni, le morti, le enormi sofferenze della popolazione. E quando arriva una tregua pur temporanea l’occasione si presta per cessare ogni corrispondenza, nel frattempo le guerre continuano a colpire, a mietere vittime. Meno che mai si discute delle cause reali delle guerre, le cause apparenti sono sempre le più gettonate, meglio poi occultare i colossali profitti per le aziende produttrici di armi specie se di ultima generazione e ad elevato tasso tecnologico.
Leonardo, nei giorni scorsi, ha presentato i dati relativi al 2025 con ricavi cresciuti dell’11%, i dividendi dovrebbero crescere del 20 per cento a seguito della straordinaria crescita degli ordini; eppure, un segnale negativo sembrerebbe arrivare dalle azioni quotate in Borsa con un lieve calo dopo gli aumenti vigorosi del passato.
I profitti di guerra, difficile usare altri termini visto che le armi sono prodotte per essere vendute e utilizzate in scenari bellici, anzi questi ultimi sono i banchi di prova per attestare l’efficacia dei sistemi di arma, saranno ulteriormente investiti, per acquistare la divisione militare Idv di Iveco indispensabile per produrre cingolati insieme ad una importante industria tedesca. Ma rispetto a quello che sapevamo (o meglio pensavamo di conoscere), a proposito della vendita a Leonardo di Iveco arriva dalla conferenza stampa una novità assoluta, potrebbe verificarsi l’ennesimo spezzatino industriale con la produzione di camion probabilmente rivenduta ad altri marchi tenendosi stretta invece la produzione di sistemi di artiglieria.
I rapporti tra Leonardo e la tedesca Rheinmetall sono sempre più stretti, la crisi del settore meccanico e dell’automative sta portando a ridimensionamenti produttivi e a diminuzioni della forza lavoro, a processi di delocalizzazioni con produzioni spacchettate che poi provocheranno anche la crisi dell’indotto specie se in mono committenza. Il settore militare appare come quello più avvezzo a lanciare operazioni spregiudicate per attrarre solo parte della produzione lasciando tutto il resto in balia del cosiddetto mercato (senza acquirenti non resterà che la lunga agonia degli ammortizzatori sociali fino alla chiusura dei siti produttivi)
Sempre in occasione della relazione resa dall’AD di Leonardo Cingolani sarebbe imminente, per la prossima primavera, la realizzazione del drone costruito con la Turca Baykar che ha acquistato la divisione militare della Piaggio. Le mega commesse arrivate dal Golfo Persico per il settore aeronautico fanno invece ben sperare nel potenziamento di queste produzioni attraverso la vendita degli Eurofighter e dei droni. E il fatto che a presentare i conti migliori sia la parte militare rispetto a quella civile fa capire che questa ultima subirà un certo ridimensionamento nonostante l’arrivo del fondo statale saudita Pif che dovrebbe portare grande liquidità in cambio dei dividendi e della promessa di aprire uno stabilimento anche nel loro paese
Il ridimensionamento di Leonardo nel settore civile è il risultato del progressivo spostamento della ricerca e della produzione verso il settore militare, per questa ragione non è da escludere il progressivo disimpegno dall’aeronautica civile proprio per rafforzare il comparto militare, del resto le notizie che arrivano da Roma e Bruxelles sono assai incoraggianti verso scelte di questo genere tra fiumi di denaro e di prestiti per il Riarmo e la possibilità di derogare ai tetti di spesa che invece restano vigenti per il sociale, la istruzione e la sanità.
Fonte https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/leonardo-fy-preliminary-results-2025

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