L'eroina dei diritti delle ''schiave moderne'' in Grecia va al Parlamento europeo

Konstantina Kouneva eletta con Syriza. Tentarono di ucciderla nel 2008 perché aveva svelato lo sfruttamento di chi lavora

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L'eroina dei diritti delle ''schiave moderne'' in Grecia va al Parlamento europeo


 
Tra gli eletti al Parlamento europeo del primo partito oggi in Grecia, SYRIZA, c'è anche Konstantina Kouneva. Immigrata dalla Bulgaria, Kostantina è divenuta leader del Sindacato dei pulitori e dei domestici, il Pecop, dopo essersi sempre battuta per i diritti delle ''schiave moderne'', le addette delle pulizie, l'unico mestiere che le fu offerto al suo arrivo nel paese nonostante una laurea in storia. La storia di Kostantina, riporta Antonini su Popoff, è tristemente nota in Grecia per quello che accadde la notte del 23 dicembre 2008, quando un gruppo di sconosciuti l'ha aspettata sotto casa, nel sobborgo popolare di Petralona, e le ha gettato vetriolo sul viso e sulle spalle, costringendola persino a ingoiare dell'acido. Ha perduto un occhio. S'è sottoposta a tre operazioni chirurgiche: interventi plastici ricostruttivi, in attesa di curare a fondo anche gli organi interni bruciati dal veleno, stomaco e polmoni. Le cure sono state pagate grazie ad una maxi colletta per un appello lanciato da Liberation. Kostantina è salva solo perchè la lotta ha oltrepassato i confini dello stato greco, dove un'immigrata non ha diritto alla previdenza sociale. L'attacco è stato descritto come il più grave assalto a un sindacalista in Grecia negli ultimi 50 anni. 
 
 
L'8 marzo del 2009 divenne il simbolo della festa della donna; qualche giorno prima, nella notte fra il 3 e il 4 marzo, una ventina di uomini con le facce nascoste da maschere di Carnevale ha dato fuoco ad alcuni vagoni della metropolitana Kifissià-Pireo, fermo nella stazione di Kifissià, sobborgo chic di Atene, proprio "per vendicare Konstantina Kuneva", come il gruppo ha poi rivendicato su Internet, firmandosi "Banda della coscienza rivoluzionaria". All'Oikomet, la ditta di pulizie di cui la signora bulgara era dipendente precaria (e che "affitta" i servizi dei suoi addetti a imprese pubbliche su scala nazionale), le donne erano costrette a firmare contratti "in bianco" di cui non ricevevano mai la copia. Lavoravano 6 ore al giorno ma ne pagavano loro solo 4,5 in modo da non raggiungere mai le 30 ore settimanali, limite oltre il quale l'attività viene riconosciuta come lavoro usurante, con i relativi benefici contributivi previsti dalla legge. Anche la tredicesima veniva decurtata arbitrariamente dalla società. 
 
Kostantina Kuneva è sfuggita per un pelo alla condanna a morte quella notte del 23 dicembre che un gruppo di sconosciuti l'ha aspettata sotto casa, nel sobborgo popolare di Petralona, e le ha gettato vetriolo sul viso e sulle spalle, costringendola persino a ingoiare dell'acido, per tapparle la bocca per sempre. Ha perduto un occhio. S'è sottoposta a tre operazioni chirurgiche: interventi plastici ricostruttivi, in attesa di curare a fondo anche gli organi interni bruciati dal veleno, stomaco e polmoni. Le cure sono state pagate grazie ad una maxi colletta che, grazie a un appello lanciato da Liberation, varcò i confini dello stato greco dove un'immigrata non ha diritto alla previdenza sociale.  
 
Konstantina ricominciò a parlare, con l'aiuto di una macchina specifica, prima, comunicava toccando il viso e scrivendo a fatica messaggini su foglietti di carta. Ha cicatrici sul viso e sulle mani, già segnate da anni di lavoro duro, e che hanno cercato di difendersi dagli aguzzini come hanno potuto. Le sue colleghe hanno occupato nel 2009 gli uffici amministrativi della ferrovia e hanno ottenuto che il contratto con la Oikomet fosse stracciato, e di essere assunte a tempo indeterminato. 

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