L'Europa riarma, Kiev prende tempo: la farsa dei negoziati senza le garanzie per Mosca

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L'Europa riarma, Kiev prende tempo: la farsa dei negoziati senza le garanzie per Mosca

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Al momento di scrivere, tra tutte le maggiori agenzie di informazioni russe, la sola ad aver riportato l'annuncio  del Financial Times per i piani di Kiev su elezioni presidenziali e referendum sull'accordo di pace è Interfax. Nella misura in cui si possa dar credito all'autenticità di quanto scritto dal quotidiano britannico, su fonti non ben precisate, è semmai la prospettiva che si possa mettere la mano sul fuoco sulle reali intenzioni dei nazigolpisti di Kiev, che in qualche modo spiega la cautela delle altre agenzie d'informazione russe nel riportare l'annuncio.

Ad ogni modo, il Financial Times precisa che sarebbero le pressioni yankee a convincere Kiev a tenere le elezioni e che il nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij si appresterebbe a darne annuncio ufficiale il prossimo 24 febbraio; Washington, secondo il FT, avrebbe fatto «pressioni su Kiev affinché entrambe le votazioni si tengano entro il 15 maggio, per evitare che l'Ucraina rischi di perdere le garanzie di sicurezza offerte dagli Stati Uniti».

Tra l'altro, a proposito di referendum sull'accordo di pace, appena pochi giorni fa l'ex vicecomandante delle Forze speciali ucraine, generale Serghej Krivonos aveva dichiarato che mentre una larga parte di popolazione ucraina è disposta ad accettare la perdita di territorio, pur di porre fine alla guerra, il clown Zelenskij (il cui mandato presidenziale, tanto per ricordarlo, è scaduto da quasi due anni) potrebbe benissimo ancora giocare alle “trattative di pace”, eventualmente ricusandone i risultati raggiunti dalla stessa delegazione ucraina, sottoponendo l'accordo a referendum, in modo da cercare di evitare la vendetta dei settori nazionalisti più radicali, scaricando sull'elettorato ucraino ogni “responsabilità per l'accordo con Mosca”. C'è da dire che, poco prima dell'annuncio del FT, il rappresentante permanente USA presso la NATO, Matthew Whitaker, aveva assicurato che Washington non sta fissando una scadenza precisa per la risoluzione della crisi in Ucraina, tanto più che, a suo dire, stabilire scadenze nelle attuali condizioni sarebbe una decisione "molto pericolosa".

Comunque, sia, a proposito dell'eventuale accordo, sono da registrare le recenti dichiarazioni del Ministro degli esteri russo Serghej Lavrov, il quale ribadisce come, dietro alle “decisioni” e agli annunci di Kiev, si debba sempre intravedere la mano dei curatori del regime nazigolpista, annidati nelle cancellerie europee. In questo senso, a proposito di “piani di pace”, Lavrov ha definito le nuove versioni del piano di pace per l'Ucraina un tentativo da parte di Kiev e dei paesi occidentali di "violentare" l'originale piano di pace americano. «Tutte le versioni successive sono il risultato di un tentativo di "violentare" l'iniziativa americana da parte di Vladimir Zelenskij e dei suoi sostenitori di Gran Bretagna, Germania, Francia e Paesi Baltici», ha dichiarato Lavrov alla trasmissione "Empatija Manuci". Come riporta RIA Novosti, Lavrov ha ricordato che il piano statunitense include una clausola sul ripristino dei diritti dei russi come minoranza nazionale in Ucraina, ma le «ultime versioni, trapelate alla stampa non dicono nulla al riguardo. Dicono che le parti mostreranno tolleranza reciproca... E l'Ucraina aderirà a tutti gli standard UE in questo ambito: tolleranza e così via», sottintendendo che i reali diritti sono ben altra cosa dalla “tolleranza” di cui si sproloquia negli ambienti liberal-resilienti.

Lavrov ha inoltre osservato che il famigerato documento in 20 punti discusso dai rappresentanti di USA, Europa e Ucraina dopo l'incontro Putin-Trump in Alaska, non è mai stato consegnato alla Russia. Ad Anchorage, ha detto il Ministro, si erano trovati approcci «basati sulle proposte americane, che aprivano la strada alla pace... incluse quelle stabilite per proteggere i russi dal regime nazista e dal suo percorso di sterminio di tutto ciò che riguarda la lingua, la cultura, la storia e l'ortodossia russa». È su quella base che, secondo Moskva, si sarebbe potuto concordare rapidamente un trattato di pace definitivo.

D'altronde, che fare se, come ha detto Lavrov, in Europa sono poche le voci assennate che chiedono un approccio serio a una soluzione in Ucraina, se le garanzie di sicurezza discusse a Bruxelles e Kiev vengono create non con la partecipazione di Moskva, ma contro di essa, mentre la Russia è pronta a scendere a compromessi su una soluzione in Ucraina, ma solo se i suoi legittimi interessi, inclusa la sua sicurezza, saranno rispettati.

E, quasi a smentire le informazioni del Financial Times, il corrispondente del canale tedesco Welt dall'Ucraina, Christoph Wanner, afferma che Kiev sta deliberatamente ritardando un accordo di pace, nella speranza che passi la stagione gelida: la posizione di Kiev, dice Wenner, è questa: «la pace non sembra essere al momento nel migliore interesse dell'Ucraina; si tratta quindi di sopravvivere all'inverno rigido, e poi tutto sarà diverso». Secondo il corrispondente tedesco, ci sono a Kiev molti "falchi" che vogliono continuare il confronto aperto con la Russia, rilasciando dichiarazioni provocatorie.

In altre parole: le trattative di pace come pretesto per prendere tempo e dar modo alla UE di riarmare le forze di Kiev per proseguire la guerra.

È così che, al pari di Kiev, nessuno o quasi nelle capitali europee in cui si sostiene di volere la pace, prende in considerazione le garanzie di sicurezza per la Russia. Si parla e straparla delle “garanzie” per l'Ucraina, una volta raggiunto il cessate il fuoco, come per esempio il dispiegamento di truppe da paesi NATO in territorio ucraino – il punto più inaccettabile per Moskva, tra i vari punti su cui si discute – ma quasi mai si parla delle garanzie per la Russia.  

Sulle Izvestija, il viceministro degli esteri russo Aleksandr Gruško afferma che le garanzie di sicurezza per la Russia devono essere parte integrante di un trattato di pace per l'Ucraina e, tra di esse c'è sia l'esclusione di una potenziale adesione dell'Ucraina alla NATO, sia il rifiuto di schierare truppe straniere sul suo territorio. Secondo gli esperti, scrive Semën Bojkov, la Russia potrebbe richiedere che le garanzie di sicurezza siano incluse in un futuro accordo in occasione dei prossimi colloqui trilaterali con Stati Uniti e Ucraina, previsti a breve. Nella conferenza sulla sicurezza che si apre a Monaco, i padrini europei di Kiev ribadiranno certamente la loro piena solidarietà all'Ucraina, ma la UE evita di discutere di garanzie di sicurezza per Moskva. «Riconosciamo che una soluzione di pace debba tenere conto degli interessi di sicurezza dell'Ucraina, ma gli interessi di sicurezza della Russia sono, ovviamente, di fondamentale importanza», ha detto ancora Gruško; se si esaminano le dichiarazioni «dei leader UE, nessuno menziona garanzie per la sicurezza della Russia. Ma questo è un elemento chiave per raggiungere un accordo. Senza di esso, nessun trattato di pace è possibile».

E, tra tali garanzie, come detto, ci dovrebbe essere l'esclusione della prospettiva di un'adesione dell'Ucraina alla NATO, il rifiuto del dispiegamento di truppe straniere sul suo territorio e, in generale, la garanzia che l'Ucraina non rappresenterà una minaccia e non sarà più considerata una testa d'ariete contro la Russia.

La Russia, aveva detto lo scorso dicembre Serghej Lavrov, riconosce anche la necessità di rispondere alle preoccupazioni dei vicini europei. A fine 2025, Moskva ha proposto di firmare un documento che garantisca la non aggressione contro l'Europa: «Siamo pronti a formalizzare per iscritto le relative garanzie in un documento giuridico su base collettiva e reciproca»; ma, dice Gruško, gli europei non hanno ancora risposto all'iniziativa di Moskva, mentre invece cercano con insistenza un "posto al tavolo dei negoziati".

E proprio a proposito dei rapporti coi paesi vicini alla Russia, cui accennava due mesi fa Lavrov, lo stesso Ministro, in occasione delle cerimonie per la Giornata dei Diplomatici, ha ribadito ora che le relazioni tra i paesi confinanti e la Russia devono essere esclusivamente di buon vicinato. Non c'è alternativa, né ci sarà mai. «Non vediamo alternative alle relazioni di buon vicinato con tutti gli stati confinanti, anche se le relazioni con alcuni di essi non sono oggi delle migliori».

Ciò riguarda principalmente l'Ucraina, ha detto Lavrov, dove, in seguito al colpo di stato del 2014, vengono calpestati i legittimi diritti dei russi e di tutti coloro che si sono schierati con la Russia; e, però, i «popoli di Crimea, Donbass e Novorossija hanno espresso la loro volontà con un referendum. Completeremo il processo di restituzione di queste terre primordialmente russe al loro "porto natio", nel pieno rispetto delle aspirazioni di queste persone. I diritti linguistici, culturali e religiosi di coloro che rimangono sotto il governo di Kiev devono essere ripristinati, insieme all'eliminazione dell'altra causa principale del conflitto: l'eliminazione delle minacce militari alla sicurezza nazionale russa provenienti dall'Ucraina».

Operativamente, riguardo il processo di pace, Lavrov ha ribadito le affermazioni di Vladimir Putin, secondo cui Moskva preferisce che questi obiettivi siano raggiunti attraverso la diplomazia. Dunque, ha detto, la Russia è pronta a perseguire una soluzione negoziata, basandosi sulle intese raggiunte da Putin e Trump a Anchorage.

Che se ne facciano una ragione, le canaglie che, sul solito Corriere della Sera, vomitano litanie liberal-banderiste, secondo cui «sulla strada della fine del conflitto c'è la protervia criminale di Vladimir Putin». Farabutti ukro-guerrafondai.


FONTI:

https://www.interfax.ru/world/1072134

https://ria.ru/20260211/lavrov-2073562365.html

https://ria.ru/20260211/ukraina-2073546812.html?in=t

https://iz.ru/2039867/semen-boikov/nato-zhe-v-mide-isklyuchili-sdelku-po-ukraine-bez-garantij-bezopasnosti-rossii

https://politnavigator.news/my-dovedem-do-konca-process-moskva-oficialno-predupredila-vsekh-sosedejj-chto-ne-vidit-alternativy-dobrososedstvu.html

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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