L'idea di un populismo ultra-liberale: una “fesseria”

Dopo aver abbandonato Paul Ryan, l'ultima trovata per rilanciare le aspirazioni dei conservatori

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L'idea di un populismo ultra-liberale: una “fesseria”

Dopo aver presentato la stella di Paul Ryan come il modello del vero, serio ed onesto conservatore, oggi i media puntano su un nuovo trend per per rilanciare le aspirazioni di vittoria del partito repubblicano: il populismo ultra-liberale. Con questa premessa Paul Krugman in Delusions of Populism sostiene come siano tempi sempre più duri per l'intellighenzia conservatrice con decine di think tank e centinaia di agine di giornali vicini che sognano il ritorno di idee vincenti.
Fino a poco tempo fa, sottolinea il premio Nobel per l'economia, l'eroe sembrava essere Ryan. Quest'ultimo si è però rilevato “tutto fumo ed uno specchietto delle allodole” per il partito ed è stato abbandonato molto velocemente. Ed è a questo punto che è emerso il concetto di populismo ultra-liberale, vale a dire l'idea che esista una massa di classe lavoratrice bianca che il partito non è riuscito a mobilizzare lo scorso anno con il programma economico presentato. L'idea alla base del nuovo progetto, quindi, presuppone che i repubblicani possano riprendere la loro vecchia grandezza senza cambiare molto, senza, in altre parole, dover aprirsi all'elettorato di immigrati e nessun ripensamento dell'ideologia economica. 
La nozione di populismo ultra liberale, sostiene Krugman, è deludente ad almeno due livelli di riferimento. In primo luogo, la nozione che la mancata mobilizzazione bianca sia stata alla base della sconfitta di Romney è basata unicamente sull'analisi di Sean Trend. Ma scienziati politici più seri come Alan Abramowitz e Ruy Teixeira hanno concluso che la “storia dell'elettorato bianco” è un mito: è vero che la partecipazione è stata minore che nel 2012 e che decisivo è stato il voto degli immigrati, ma l'analisi di Trende immagina un mondo in cui i bianchi ritornino a votare ad i livelli del 2008 e che l'elettorato di immigrati si fermi. Chiaramente un'assurdità pensando alla loro crescita demografica.
In poche parole, il populismo ultra liberale consiste nel chiedere la stessa vecchia politica, insistendo che ci sono buone ragioni perché la classe lavoratrice bianca possa tornare a mobilitarsi. Ma anche qui, prosegue Krugman, è difficile immaginare che continuando a proclamare le virtù del denaro e della basse tasse marginali si potrà ottenere quest'effetto. Del resto, il partito repubblicano attuale è chiaramente il principale nemico degli interessi della fascia bianca più povera: né minori tasse né il ritorno al gold standard sono oggi sul tavolo delle proposte, ma il taglio dei benefici per i disoccupati, sussidi alimentari e Medicare. Non solo gli immigrati dipendono da questi programmi, ma anche la base dell'elettorato di quel populismo ultra-liberale che il partito repubblicano spera possa farli tornare alla vittoria: oltre il 60% di coloro che beneficiano dei sussidi alla disoccupazione ed il 42% di chi usufruisce di Medicaid – con punte del 61% in Ohio – sono infatti bianchi.
I tagli ingegneristici proposti dal partito repubblicano, dunque, colpirebbero la sua base elettorale potenziale.  E questo dimostra, conclude Krugman, come l'idea di un populismo libertario sia una “fesseria”: si potrebbe argomentare che distruggere il welfare state sia un atto ultra-liberale – se per libertà volete intendere nulla in più da perdere – ma sicuramente non è popolare.

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