L'incubo portoghese

Due sole alternative per Lisbona: lasciare l'euro o rendere l'Unione funzionante

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L'incubo portoghese

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Riprendendo il quadro drammatico offerto dal Financial Times sulle condizioni economiche del Portogallo di oggi ed in particolare la drammatica situazione dei piccoli commercianti, una volta il cuore pulsante dell'economia e della società, Paul Krugman nel suo ultimo post del blog The Coscience of a Liberal dal titolo Nightmare in Portugal sottolinea come ogni attore protagonista nel dibattito economico attuale, analista o politico che sia, dovrebbe concentrarsi sulle ragioni che stanno portando l'occidente alla realizzazione di quest'incubo, tre generazioni dopo la Grande Depressione.
Krugman si definisce stanco di dover ascoltare all'infinito le critiche alle politiche passate di Lisbona ed ai problemi strutturali del paese. Naturalmente ci sono e sono peggiori di molti altri paesi in difficoltà. Ma non si affrontano certo condannando un numero crescente di lavoratori alla disoccupazione e l'unica risposta ad i problemi che affliggono oggi il Portogallo è una politica fiscale e monetaria espansiva. Il problema è che Lisbona non può farlo da solo, perché non ha più una propria moneta a sua disposizione. Proprio per questo, le alternative, secondo il Premio Nobel per l'economia, sono due: o la cessazione dell'esperimento dell'euro o rendere l'Unione funzionante, perché l'esperienza attuale non è più tollerabile. 
La soluzione potrebbe essere un'espansione della domanda nell'area euro nel suo complesso e maggiore inflazione: una politica monetaria espansiva aiuterebbe a raggiungere questi obiettivi, ma la Bce, come la Fed del resto, ha chiaramente il limite invalicabile dei tassi d'interesse prossimi allo zero. Il Portogallo può quindi risollevarsi solo con un aiuto dalla politica fiscale, ma Bruxelles ha imposto una situazione in cui i tagli interni nella periferia sono rinforzati dall'austerità nel cuore del continente. 
Dopo tre anni in cui la politica europea è stata focalizzata quasi interamente sui pericoli supposti del debito pubblico, conclude Krugman, non è tempo di perdere in discussioni su come questo drammatico errore sia potuto accadere, incluso il ruolo avuto da alcuni economisti "dalla buona reputazione", ma l'unica cosa importante oggi cambiare politiche che hanno creato l'incubo.

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