L'intervento in Iran mai così probabile

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L'intervento in Iran mai così probabile

 

Se negli anni una guerra per prevenire il riarmo nucleare iraniano è stata spesso paventata, Gideon Rachman, nella rubrica del 21 febbraio, The drift toward the war in Iran, afferma che quest'anno tale eventualità sembra più probabile rispetto al passato.
Le dichiarazioni ufficiali lo confermano. Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha recentemente asserito che l'Iran ha ormai oltrepassato la zona d'immunità, vale a dire il momento in cui il suo programma nucleare militare poteva essere arrestato. Leon Panetta, il segretario della difesa statunitense, ha inoltre confermato che tra aprile e giugno ci siano molte possibilità di un attacco preventivo di Tel Aviv. Oltre ad Israele, anche l'Arabia Saudita, gli altri stati del Golfo, Francia ed Inghilterra sono pronti ad una strategia offensiva per prevenire un Iran armato nucleare. Mentre Obama è impegnato ad evitare un conflitto in un anno di elezioni presidenziali, l'amministrazione americana potrebbe doversi piegare alle decisioni dei suoi alleati.
Secondo Rachman, ci sono molti fattori a rendere credibile l'ipotesi di un attacco. In primo luogo, le preoccupazioni di Israele sono condivise da diversi stati. In secondo luogo, il successo del conflitto libico ha confermato l'efficacia del potere dei raid aerei: la tecnologia satellitare e missilistica ha reso le forze Nato più fiduciose sulla loro abilità di colpire i bersagli con poche perdite civili. In terzo luogo, con  la chiusura dell'ambasciata inglese a Tehran ed il ritiro delle truppe americane dall'Iraq, si sono ridotti i possibili targets contro cui l'Iran possa reagire. Infine, l'Arabia Saudita, qualora l'Iran  dovesse acquisire la capacità atomica militare, sembra intenzionata a perseguire  la parità nucleare attraverso un accordo con il Pakistan. 
I rischi di ritorsioni rimangono comunque alti: l'Iran potrebbe attaccare non solo le truppe Nato in  Afghanistan, rifornendo i Talebani con  missili balistici, ma anche colpire i rifornimenti d'acqua ed i siti petroliferi degli Stati del Golfo particolarmente vulnerabili.  Inoltre, un'azione militare occidentale, in alleanza con l'Israele e contro uno stato musulmano, sarebbe un assist ai fondamentalisti.
Rachman dimentica di sottolineare come la crisi siriana possa determinare a breve un intervento armato occidentale, rendendo più complesso un ulteriore coinvolgimento bellico in Iran.

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