L’intromissione della Nato in Donbass: approvato un pacchetto di aiuti militari all’Ucraina
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di Eugenio Cipolla
Mentre la Nato si prepara a dispiegare in Polonia e Paesi Baltici quattro battaglioni e quattromila uomini per cercare di “arginare” l’improbabile invasione russa, da Bruxelles, dove stamani si svolgeva un incontro tra i ministri della Difesa dei paesi Nato e l’omologo ucraino Stepan Poltorak, il suo segretario, Jens Stoltenberg, è tornato a lanciare accuse contro Mosca in relazione alla difficile situazione del Donbass. «La situazione nell'Ucraina dell'est, a causa delle azioni cui assistiamo, resta preoccupante», ha detto il segretario generale dell'Alleanza atlantica, ribadendo «l'appello alla Russia perché fermi la destabilizzazione dell'Ucraina». Secondo Stoltenberg «le violazioni della tregua continuano ogni giorno e gli osservatori dell'Osce continuano ad essere ostacolati nel loro lavoro. Per noi – ha aggiunto – l’applicazione degli accordi di Minsk restano il percorso verso una soluzione sostenibile».
Tante belle parole che però cozzano con l’ennesima intromissione della Nato nel conflitto in Donbass. Perché durante la riunione Nato-Ucraina è stato concordato «un nuovo pacchetto complessivo di assistenza per il nostro paese», ha dichiarato a fine riunione Stepan Poltorak. Pacchetto che sarà definito e approvato in maniera definitiva durante il vertice di Varsavia del prossimo 8-9 luglio. «I ministri hanno approvato un pacchetto globale di assistenza all’Ucraina», ha spiegato Stoltenberg. «Con questo pacchetto si fornirà la necessaria consulenza e assistenza per il raggiungimento del nostro obiettivo, che è quello di aiutare l’Ucraina a stabilire una struttura più efficiente e moderna della sicurezza e della difesa, nonché di rafforzare il controllo civile».
I dettagli non sono ancora noti, ma su grandi linee nel pacchetto ci saranno aiuti nel campo dello sviluppo delle capacità di sicurezza e difesa, della comunicazione, della logistica, della difesa cibernetica e della riabilitazione medica. «Il livello di assistenza – ha detto Poltorak – sarà molto alto, così da consentirci di raggiungere l’ambizioso progetto di riformare il settore della sicurezza e della difesa». Parole e azioni che a Mosca hanno interpretato come il passo definitivo dell’Ucraina verso la Nato e come l’ennesima intromissione dell’occidente nel conflitto in Donbass, dove si combatte senza sosta da oltre due anni e dove la situazione potrebbe riesplodere da un momento all’altro.
Ufficialmente l’Alleanza Atlantica ha precisato che non fornirà alcun tipo di armi a Kiev. «Noi, in quanto organizzazione – ha affermato Stoltenberg – non disponiamo di armi proprie. Ma la vendita di armi può essere effettuata solo da singoli paesi Nato. Se i singoli membri dell’Alleanza hanno accordi bilaterali con l’Ucraina è un discorso tra paesi sovrani. Ognuno ha tutto il diritto di acquisire le capacità militari necessarie alla propria difesa».
Stando a un recente sondaggio condotto dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, il 43,9% degli ucraini è favorevole un’adesione del paese alla Nato, mentre il 38% è contrario. Il 18,1% non è stato in grado di rispondere. Sempre la stessa indagine ha rivelato che il 46,2% della popolazione ucraina è favorevole a un’integrazione totale del paese nell’Unione Europea, l’11% all’Unione doganale con Russia, Bielorussia e Kazakhstan e il 32% a un totale indipendenza di Kiev, senza adesioni né all’Ue né all’Unione doganale. Dati che indicano una profonda spaccatura all’interno del paese e che raccontano una realtà diversa rispetto a quell’Ucraina disposta a “morire” per l’Europa, così come ci avevano fatto credere i media occidentali durante Maidan.

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