L'Iran abbandona il dollaro nelle transazioni internazionali per sostituirlo con l'euro

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La dedollarizzazione impressa dall'Iran arriva ad un momento decisivo. Teheran ha infatti annunciato che inizierà a sostituire il dollaro con l'euro nel commercio estero.


L'annuncio è arrivato dal governatore della banca centrale iraniana (CBI), Valiollah Seif, che ha dichiarato come il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei abbia accolto favorevolmente il suo suggerimento di sostituire il dollaro con l'euro nel commercio estero. "Il dollaro non ha posto nelle nostre transazioni oggi", ha spiegato l'economista iraniano. 


La Francia inizierà a offrire crediti denominati in euro agli acquirenti iraniani delle sue merci entro la fine dell'anno per agirare le sanzioni imposte da Washington. Lo ha annunciato il capo della banca d'investimento francese Bpifrance. Secondo Mehdi Kasraeipour, direttore del dipartimento per gli affari e le regole sulle divise estere, la quota del dollaro nelle attività commerciali iraniane non è elevata. L'embargo commerciale, infatti, impedisce alle banche statunitensi di commerciare con l'Iran.


Il mese scorso, Teheran ha annunciato che gli ordini di acquisto da parte dei commercianti basati sulla valuta statunitense non sarebbero più autorizzati a passare attraverso le procedure di importazione. La valuta iraniana ha perso quasi la metà del suo valore sul libero mercato dallo scorso settembre. Il rial è precipitato al minimo storico di circa 60.000 contro il dollaro, prima che le autorità fissassero un tasso fisso di 42.000 e avvertissero gli iraniani che avrebbero dovuto pagare sanzioni per l'utilizzo di altri tassi.


Nel processo di dedollarizzazione in corso, Teheran  ha firmato accordi con diversi paesi per il commercio bilaterale ed è in trattativa anche con la Russia sull'uso delle valute nazionali per tutti gli scambi. Durante l'incontro con il presidente russo Vladimir Putin a novembre, Khamenei ha detto che il modo migliore per battere le sanzioni statunitensi contro i due paesi è uno sforzo congiunto per abbandonare la valuta americana nel commercio bilaterale. 
 

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