L'Iran avverte Trump: Rispetti gli accordi sul nucleare

Il governo iraniano ha ribadito di aver soddisfatto tutti gli impegni assunti con il sestetto di mediatori internazionali in merito all'accordo sul nucleare e chiede lo stesso al neo eletto Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump.

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L'Iran avverte Trump: Rispetti gli accordi sul nucleare


Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, non esclude la possibilità che il suo paese potrebbe arricchire l'uranio ai livelli precedenti all'accordo sul suo programma nucleare se, con la Presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti non lo rispettassero, si legge in alcune dichiarazioni riportate dalla Reuters.
 
Trump, in diverse occasioni, ha definito l'accordo del Gruppo 5+1 sul nucleare iraniano, firmato nel luglio 2015, un "disastro" ed il "peggior accordo mai negoziato."
 
Tuttavia, alla domanda su questa opzione durante una missione diplomatica in Slovacchia, il ministro degli Esteri iraniano ha anche confermato che Teheran necessariamente dovrà optare per l'arricchimento dell'uranio se Stati Uniti non rispettassero l'accordo. "Naturalmente, le opzioni non sono limitati per Iran", ha precisato il ministro. "L'Iran ha altre opzioni se gli Stati Uniti decidessero sconsideratamente di abbandonare suoi obblighi ai sensi del contratto ha sottoscritto."
 
Il piano d'azione (firmato da Iran, Stati Uniti, Germania, Cina, Francia, Regno Unito e Russia), non è bilaterale, ha ricordato Zarif, in teoria potrebbe consentire l'annullamento unilateralmente da parte di Washington, ma si tratta di un accordo multilaterale vincolante per tutti i firmatari.
 
Teheran spera, desidera e preferisce "la piena attuazione dell'accordo nucleare", ha ribadito il ministro degli esteri. L'Iran ha adempiuto a tutti i suoi impegni al riguardo e chiede lo stesso alle altre parti in causa.
 
Il documento firmato prevede il sollevamento da parte degli Stati Uniti di tutte le sanzioni imposte alla Banca centrale dell'Iran, così come alle aziende di trasporto, alle compagnie petrolifere e ad  altre aziende e istituzioni scientifiche (per un totale di 800 persone giuridiche e fisiche) del paese asiatico.
 

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