Lo spettro di una nuova Maidan aleggia in Ucraina occidentale

Il fine settimana che si è appena concluso in Ucraina è stato uno dei meno facili per Petro Poroshenko

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Lo spettro di una nuova Maidan aleggia in Ucraina occidentale


di Eugenio Cipolla

L’impressionante scena è quella che si vede ogni giorno in Donbass da un anno e mezzo a questa parte: colonne di fumo, raffiche di mitra, auto in fiamme, colpi di artiglieria e uomini incappucciati. Il fine settimana che si è appena concluso in Ucraina è stato uno dei meno facili per Petro Poroshenko da quando è stato eletto presidente. Perché quella scena di guerra si è vista per la prima volta nella parte occidentale del paese, a 1300 km dal Donbass, destando non poca preoccupazione tra gli uomini dell’amministrazione presidenziale dell’ex Repubblica sovietica.
 
Mukachevo, città della Transcarpazia a 50 km dal confine ungherese e altrettanti da quello slovacco, è stata teatro di scontri violenti tra le forze dell’ordine e gruppi armati di militanti del Pravij Sektor, il movimento politico guidato da Dmitro Yarosh, accusato da molti di avere simpatie neo-naziste. Il bilancio è pesante: tre morti (tutti militanti del Pravij Sektor), diversi feriti tra poliziotti e semplici civili e un durissimo negoziati durato oltre due giorni, andato a buon fine solo grazie al “provvidenziale” intervento del leader del movimento Yarosh, che ha trattato personalmente con i suoi sottoposti.
 
La miccia che ha fatto scoppiare i disordini sembra essere riconducibile alla guerra per il controllo del contrabbando ai confini con Ungheria, Slovacchia e Romania, ma la vicenda ha avuto pesanti ripercussioni politiche, poiché ha sottolineato la fragilità di un’Ucraina che ha dispiegato a est tutti i suoi mezzi, lasciando la parte occidentale del paese nelle mani di bande, gruppi armati e oligarchi locali. «Sono dei banditi», è stato il coro intonato da Zoryan Shkiryak e Sergej Leshchenko, rispettivamente consigliere del ministro dell’Interno, Arsen Avakov, e deputato della Rada. Intervenuto sull’Ukrainska Pravada, Leshchenko ha detto che quanto visto «ricorda più la Colombia che l’Europa».
 
Un altro consigliere di Avakov, Anton Gerashchenko, ha avanzato l’ipotesi di un coinvolgimento del Cremlino nella vicenda. Commentando un video che ritrae una delle scene degli scontri a fuoco, Gerashchenko ha detto che lo scontro «è stato pre-orchestrato al di fuori dell’Ucraina. Forse qualcuno oggi alla Lubjanka e al Cremlino berrà champagne, guardando come gli ucraini si sparano a vicenda». Mosca per il momento ha preferito non replicare, ma fonti bene informate hanno fatto trapelare un certo stupore per le accuse di Kiev, avendo il Cremlino sempre condannato duramente le azioni radicali di gruppi come Pravij Sektor e dei battaglioni di volontari che combattono in Donbass, composti per la maggior parte da militanti del movimento di Yarosh.
 
«Noi vogliamo evitare altri spargimenti di sangue – ha scritto Yarosh sulla sua pagina Facebook – tuttavia esortiamo a promuovere la mobilitazione politica a tempo indeterminato fino all'arresto dei responsabili della tragedia, secondo Pravy Sektor, come Mikhail Lano (deputato del Parlamento ucraino) e Viktor Medvedchuk (inviato speciale di Kiev nei negoziati sul Donbass), e fino alle dimissioni di tutto il comando delle forze di sicurezza della regione Transcarpazia e del ministro degli Interni Arsen Avakov». Insomma, il clima politico si è fatto incandescente, portando a galla i rancori e i veleni del palazzo che lo stesso Yarosh, anch’egli deputato, frequenta.
 
Intanto domenica prossima si svolgeranno manifestazioni del Pravij Sektor in 17 diverse città dell’Ucraina, tra le quali Kiev (dove è attivo un presidio permanente di fronte il palazzo dell’amministrazione presidenziale), Dnepropetrovsk, Odessa, Ternopil, Mariupol, Kherson, Kramatorsk e Poltava. Oggi sull’autostrada Zhytomyr-Kiev è apparso un checkpoint (per il momento dormiente) presidiato da attivisti del movimento guidato da Yarosh. «E’ probabile che vengano installate altre nostre postazioni, e non solo a Kiev, ma anche in Transcarpazia e altre città dell’Ucraina, se sarà necessario», ha detto Artem Skoropadsky, uno dei portavoce del Pravij Sektor. A Leopoli, culla dell’ultranazionalismo ucraino, le bandiere dell’Unione Europea di molti edifici amministrativi sono state sostituite con altre rosse e nere, con sopra il Tryzurb, il tridente simbolo della nazione. Sono quelle del Pravij Sektor che incomincia a spaventare molti. Lo spettro di una nuova Maidan aleggia in Ucraina occidentale. 

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