LO “STATO DELL’ARTE” NELLE RELAZIONI TRA RUSSIA E UNIONE EUROPEA

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LO “STATO DELL’ARTE” NELLE RELAZIONI TRA RUSSIA E UNIONE EUROPEA

 

Dopo le elezioni francesi, che hanno visto la vittoria del fronte europeista e filo-euro, si pone il problema di un “riaggiustamento” del focus nei rapporti tra la Russia e l’Unione Europea.
 

Già lincontro tra il presidente russo Vladimir Putin e la cancelliera tedesca Angela Merkel nella località di Sotchi ha posto il problema delle modalità di relazione tra Russia, Ue e suoi Stati membri.

Se già si è concordato in quell’occasione di non procedere ad iniziative diplomatiche importanti in presenza di una transizione politica dovuta ad imminenti elezioni - com’è il caso della Germania -, si pone invece un problema a lungo termine nelle modalità di relazione tra Russia e Unione Europea.

Superato lo schema della contrapposizione frontale al gigante russo animata dalle velleità espansive della Nato e di una parte dell’amministrazione Trump, che eredita in parte la mentalità “
neocon” delle amministrazioni precedenti e le spinte belligeranti di una parte dell’apparato militare e di intelligence, resta la necessità di impostare una modalità di relazione che non sia solo sotto la luce della “demonizzazione” reciproca.

A questo tipo di domande è andato incontro il
Valdai Club - un “think tank” russo con sede a Mosca, che organizza annualmente un importante forum internazionale sui temi della geopolitica con un punto di vista euroasiatista - che l’11 maggio scorso ha organizzato un incontro sul tema “L’incerto futuro dell’Unione Europea: che cosa dovrebbe fare la Russia?”, presso la Conference Hall moscovita del Club, pochi giorni prima che partisse l’iniziativa cinese sul “Belt and Road” con la conferenza a Pechino del 13 e 14 maggio a cui parteciperà lo stesso presidente russo Vladimir Putin.

 

Nell’incontro moscovita, di cui è stato prodotto un paper qui disponibile per il download, si è concentrata l’attenzione su vari temi delle relazioni bilaterali: la questione della Crimea ad esempio (che si è auto-annessa alla Federazione Russa con un referendum i cui risultati non vengono riconosciuti ad esempio dall’Unione Europea, che parla di “annessione illegittima” da parte russa),

 

Nell’articolo di commento al report si afferma che “la crisi nelle relazioni tra la Russia e l'UE ha permesso a entrambe le parti di formulare i propri interessi in modo più chiaro e di condurre un dialogo più aperto, allontanandosi dall’ipocrisia che caratterizzava l'epoca precedente”.

Nonostante la Russia abbia stretto con la Cina una rapporto che va oltre la convenienza reciproca e che è diventata una partnership strategica in tutti i campi dello sviluppo, la Russia mantiene innegabili legami storici e culturali con l'Europa, anche perché la maggior parte della sua popolazione “insiste” sulla parte europea del Paese, e dunque l'Unione Europea resta il suo partner più importante a livello commerciale, poiché il commercio estero russo è “esposto” per il 40 per cento verso Paesi dell’area Ue.

È importante perciò per Mosca sapere che cosa accade nei propri Paesi-partner ed elaborare dunque adeguate strategie di dialogo.

Quello che sta accadendo oggi nell’U.E. rappresenta inoltre una trasformazione molto profonda, soprattutto dopo l’uscita della Gran Bretagna e la conferma delle intenzioni europeiste del popolo francese con il recente voto per le presidenziali.

Altra zona interessante per gli interessi russi è rappresentata dai Paesi del cosiddetto “patto di Viesegrad”, cioè il quartetto formato da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, insofferenti per le politiche di immigrazione forzata alimentata da alcune agenzie occidentali che mirano a cambiare i connotati delle proprie nazioni, mutandone profilo culturale e mercato interno del lavoro. In ciò è stata paradigmatica finora, all’interno dell’U.E., la politica critica del governo ungherese guidato da Victor Orban.

Il direttore del Valdai Club, Timofei Bordachev, ha affermato che le possibilità del ritorno del tandem franco-tedesco alla guida dell'integrazione europea “non sono superiori al 50%”. Inoltre, non si può escludere che la transizione verso "l'Europa a più velocità", che è probabile che accada entro la fine di quest'anno, porterebbe all'erosione interna dell’U.E..

Il vice ministro degli Esteri russo Alexei Meshkov ha affermato che "quando un partner diventa imprevedibile, è più difficile costruire una politica, soprattutto quella economica". "Siamo interessati alla stabilizzazione della situazione nell'Unione Europea e al fatto che essa dovrebbe muoversi nella direzione della crescita".

Il diplomatico russo ha a tal fine respinto la speculazione secondo la quale la Russia sarebbe interessata alla “disintegrazione” dell’Unione Europea. "Quando si dice che la Russia è interessata al crollo dell'Unione si dice una cosa non vera" ha detto. "Al centro del nostro approccio c’è l’idea di un mondo policentrico, che deve avere diversi poli di sviluppo; noi abbiamo sempre considerato l'Unione Europea uno di questi poli".

Meshkov ha commentato positivamente il rilancio del commercio e degli scambi economici tra le Russia e U.E.. Nel primo trimestre di quest'anno il fatturato del commercio è cresciuto del 43% rispetto alla crisi del 2016.

Secondo Meshkov, cresce la consapevolezza tra la popolazione europea che la Russia è un partner indispensabile dell'Unione Europea e per aiutare a risolvere i problemi globali.

Meshkov ha richiamato l'attenzione sul fatto che la crisi ucraina iniziata nel 2014 può solo formalmente essere considerata come una “linea di demarcazione” nei rapporti tra Russia e .U.E., dal momento che il raffreddamento dei rapporti reciproci era già iniziato precedentemente.

Pertanto oggi non si tratta di ripristinare ciò che è andato perduto con la crisi del 2014, ma di creare una nuova formula nelle relazioni reciproche.

Tuttavia la crisi ucraina per Meshkov ha avuto un vantaggio: "sono cadute le maschere". "Abbiamo lasciato l’ipocrisia che caratterizzava le nostre relazioni precedenti; siamo in grado ora di ascoltare le cose che non ci piacciono ma anche di parlare con franchezza ai nostri partner di Bruxelles".

Secondo il rapporto del Valdai Club, nelle relazioni con la Russia, l'Unione Europea dovrebbe continuare a seguire il principio di sussidiarietà, e quindi ogni problema dovrebbe essere considerato ad un livello appropriato.

 

Giuseppe Dibello

 

Fonti:

ttp://valdaiclub.com/events/posts/articles/less-hypocrisy-more-realism/

http://valdaiclub.com/files/14294/

 

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