Lo Stretto di Hormuz e la sconfitta strategica degli Stati Uniti
I vertici della Repubblica Islamica dell’Iran avvertono che una nuova aggressione USA produrrebbe conseguenze profondamente diverse rispetto al passato. Intervenendo alla 63ª sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, l’ambasciatore iraniano Ali Bahraini ha accusato gli Stati Uniti di aver utilizzato guerra economica, sostegno alle rivolte armate e aggressione militare come strumenti di pressione contro il popolo iraniano. Secondo il diplomatico, queste azioni configurano palesi crimini contro l’umanità e richiedono l’intervento della comunità internazionale.
Bahraini ha inoltre denunciato l’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele del 28 febbraio 2026, sostenendo che gli attacchi abbiano colpito infrastrutture civili, impianti energetici, scuole e funzionari iraniani. La resistenza del Paese, ha affermato, è riuscita a trasformare le pagine più drammatiche dell’aggressione in una dimostrazione di resilienza nazionale. Sul piano militare, il messaggio lanciato da Teheran appare ancora più netto. Il generale Hossein Mohebbi, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, ha dichiarato che un nuovo attacco comporterebbe un cambiamento significativo nella geografia della guerra e nell’impiego degli armamenti. L’Iran, ha aggiunto, introdurrebbe nuove capacità militari destinate a sorprendere il mondo.
Al centro della sua analisi vi è lo Stretto di Hormuz, la cui chiusura viene evidenziata come una delle principali sconfitte strategiche degli Stati Uniti. Nonostante la superiorità navale statunitense, Washington non è riuscita a ripristinare la cosiddetta libertà di navigazione, trasformando uno degli strumenti della propria proiezione regionale in una fonte di vulnerabilità. Mohebbi ha inoltre indicato le basi militari statunitensi in Asia occidentale e i centri di intelligence nel Golfo Persico e nell’Iraq settentrionale come ulteriori obiettivi colpiti dalle forze iraniane. Il messaggio di Teheran è chiaro: la deterrenza non si limiterà più alla difesa del territorio nazionale.
In caso di una nuova offensiva, l’Iran minaccia di estendere la risposta militare a nuove aree geografiche e contro infrastrutture strategiche statunitensi nella regione.
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