L'Occidente vuole incatenare l'Orso russo. Putin

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L'Occidente vuole incatenare l'Orso russo. Putin


Durante il discorso annuale alla stampa, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha usato la vivida metafora di un "orso incatenato" in risposta ad una domanda sul se i problemi dell'economia russa fossero il prezzo per la riunificazione con la Crimea.
 
"Non è il prezzo per la Crimea. E' il costo del nostro naturale desiderio di preservare la Russia come nazione, come civiltà e come Stato", ha risposto Putin.

Il presidente ha detto che, anche se "l'orso russo stesse seduto a mangiare frutti di bosco e miele", questo non fermerebbe la pressione applicata contro il paese.
 
"Non ci lasciano in pace. Cercheranno sempre di incatenarci. E una volta che ci avranno incatenati, ci strapperanno i nostri denti e i nostri artigli. La nostra deterrenza nucleare, parlando in termini attuali ", ha aggiunto Putin. 

Da Russia Beyond the Headlines:
 
La situazione economica
 
La situazione attuale è stata causata prevalentemente da fattori esterni. Concentriamoci comunque su ciò che avevamo pianificato di fare e non è stato fatto. È in atto una variazione del prezzo del petrolio, dietro alla quale si trascina anche il prezzo del gas. Potremmo avanzare delle domande al governo e alla Banca Centrale, ma in generale tutto si muove nella direzione giusta. Spero che il calo del tasso di cambio delle valute straniere si fortifichi. Questo è possibile, così come è possibile che il prezzo del petrolio continui a calare.
 
La nostra economia uscirà dalla situazione odierna. Quanto tempo ci vorrà? Nel peggiore dei casi, un paio di anni. La Banca Centrale non è intenzionata ad esaurire le proprie riserve. Il valore complessivo delle riserve in Russia è di 8,3 trilioni di rubli (141 milioni di dollari).
 
Finché il settore energetico continuerà a dare benefici così alti, la creazione di un reale business non energetico in Russia risulterà difficile. Bisogna lavorare. Le condizioni ci spingono a essere più efficaci.
Si, sarà più difficile adempire agli obblighi sociali dello Stato. Possiamo farcela? Certo che possiamo.
 
Politica 
 
Non ci avevano forse detto che, dopo la caduta del muro di Berlino, non ci sarebbe stata un’espansione della NATO verso est? Invece così è stato quasi immediatamente. Forse questo non è un muro? Nessuno si è fermato, e proprio qui sta il problema delle relazioni internazionali: i nostri partner occidentali hanno deciso di diventare un impero, mentre tutti gli altri sono loro vassalli che vanno spremuti. La nostra ferrea posizione riguardo le ben note situazioni di crisi, compresa quella in Ucraina, deve mostrare ai nostri partner occidentali che non serve costruire dei muri.
 
La posizione ferrea della Russia deve far capire ai partner che occorre costruire uno spazio di sicurezza comune. 

Qualunque cosa facciamo, contro di noi si oppongono sempre, ci fanno la guerra. Ricordatevi cosa è avvenuto durante la preparazione delle Olimpiadi. Sono stati compiuti dei tentativi senza precedenti di screditare sia i Giochi Olimpici, sia la loro organizzazione. Cercheranno sempre di incatenare il nostro orso Misha (la mascotte dei Giochi Olimpici di Sochi, ndr), di strappargli le unghie e i denti. Hanno già iniziato a circolare voci sul fatto che sarebbe ingiusto che la Siberia appartenga alla Russia. Visto che al Messico hanno strappato il Texas, è considerato qualcosa di normale. Stanno cercando di convertire il nostro Misha in uno spaventapasseri. 
 
Noi invece vogliamo proteggerci e lottare, essere più indipendenti, oppure vogliamo vedere la nostra pelliccia appesa al muro?
 
Gli USA stanno cambiando la propria politica in Oriente, perché lì si stanno aprendo nuove possibilità. Per i paesi asiatici cresce il fabbisogno di risorse energetiche. Perché mai dovremmo rifiutare questa opportunità che abbiamo intuito da tempo? Il contratto con la Cina è molto vantaggioso, abbiamo sottoscritto condizioni di favore. Questo ci permette di unire i gasdotti orientale ed occidentale e, a seconda della congiuntura, possiamo invertire la fornitura di gas. Si tratta di una grande opera, che porta introiti e ravviva lo scenario. Per quanto riguarda la Turchia, conosciamo la sua capacità di consumo. Se sia possibile costruire un hub nei territori di Turchia e Grecia, questo dipende dai nostri partner europei. Vogliono avere un accesso continuo al gas? Sorgerà l’hub. Non vogliono? Non faremo nulla. Però di fornitori più economici e affidabili della Russia non ce ne sono.

 

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