L’Ucraina fa un passo avanti verso la legalizzazione dei foreign fighters

L'ennesimo messaggio di guerra di Kiev ai separatisti filorussi.

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L’Ucraina fa un passo avanti verso la legalizzazione dei foreign fighters


di Eugenio Cipolla

L’Antiplomatico ve ne aveva parlato già nel marzo scorso, quando Dmytro Tymchuk, esperto militare e deputato del Fronte Popolare molto vicino al premier Arsenij Yatsenyuk, aveva presentato in Parlamento una proposta di legge per legalizzare i foreign fighters in Ucraina. «Con un gruppo di colleghi presenteremo in Parlamento un disegno di legge sulla legalizzazione dei volontari stranieri che combattono per l’Ucraina nella zona dell’operazione ATO», aveva scritto sulla propria pagina Facebook.
 
Noi avevamo previsto una agevole approvazione e così è stata. Ieri, infatti, la Rada, in prima lettura (ce ne sono altre due, ma una volta approvata la prima la strada è in discesa, ndr), ha dato il via libera a questo controverso disegno con 257 deputati a favore su 326 presenti. «La proposta di legge – ha detto Tymchuk – consentirà ai cittadini volontari che non vogliono prendere la cittadinanza ucraina di stipulare un contratto con il Ministero della Difesa dell’Ucraina per combattere nella parte orientale del paese». I promotori della legge sperano che l’entrata di stranieri nelle fine delle Forze Armate di Kiev riduca la necessità di mobilitare altri cittadini ucraini, per i quali esistono costi maggiori oltre la semplice paga, come i pagamenti di pensioni per gli invalidi di guerra e i risarcimenti alle famiglie delle vittime.
 
Per rendere legale questa proposta, la Rada ha anche approvato alcune modifiche alla legge sul “Servizio interno delle Forze Armate dell’Ucraina”. Prima di ieri l’impiego di soldati stranieri era vietato dalla legislazione ucraina. Questo nonostante siano molti gli stranieri che combattono attualmente in Donbass, sia tra le file dell’esercito di Kiev, sia nelle milizie filorusse. Non sarebbe la prima volta che Kiev si rivolge a soldati stranieri per fronteggiare l’avanzata dei filorussi nelle zone orientali del paese.
 
Oltre la presenza di trecento paracadutisti Usa della 173esima brigata in una base militare nell’ovest del paese e un finanziamento di Washington di 25 milioni di dollari alle forze armate ucraine, come abbiamo più volte ricordato, c’è un altro episodio che ai media occidentali è sfuggito del tutto: nel mese di aprile, il portavoce del ministero della Difesa dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Eduard Basurin, aveva denunciato la presenza di settanta mercenari appartenenti a compagnie private militari americane nei pressi di Volnovaha.
 
Sono in molti a leggere questa importante decisione della Rada come un ulteriore messaggio di guerra di Kiev ai separatisti filorussi. La tensione in Donbass rimane alta. Nelle ultime 24 ore sono tre i soldati ucraini morti, mentre i filorussi hanno denunciato trentasette attacchi contro le proprie postazioni. In questo contesto difficile, s’inserisce la dichiarazione del presidente ucraino Petro Poroshenko, che due giorni fa ha rivelato pubblicamente le sue intenzioni di lanciare un’offensiva mirata a prendere il controllo dell’aereoporto di Donetsk, lungamente conteso dalle parti in conflitto e ora presidiato dai filorussi. «E’ una violazione degli accordi siglati a Minsk», ha tagliato corto Dmitri Peskov, portavoce di Vladimir Putin, impegnato oggi a Sochi in un delicato incontro con John Kerry. E chissà che non venga affrontata anche la “questione Poroshenko”, sempre meno amato dagli ucraini e nei confronti del quale la fiducia dell’occidente vacilla sempre più. 

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