L’Ucraina si arrende: abbandonato il sogno dell’indipendenza energetica dalla Russia

Kiev costretta a tornare ad importare energia elettrica dalla Russia

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L’Ucraina si arrende: abbandonato il sogno dell’indipendenza energetica dalla Russia

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di Eugenio Cipolla 

Alla fine, dopo mesi di battaglie commerciali, guerre mediatiche e azioni volte a rompere qualsiasi tipo di relazione con Mosca, Kiev si è dovuta arrendere, abbandonando il tanto agognato sogno dell’indipendenza energetica dalla Russia.

Stamattina il quotidiano russo “Kommersant” ha scritto che il governo ucraino è stato costretto a tornare ad importare energia elettrica dalla Russia, con un costo per l’approvvigionamento di emergenza superiore di un terzo rispetto a quello delle forniture commerciali normalmente utilizzate dall’Ucraina. Secondo il giornale, che cita diverse fonti interpellate dall’agenzia di stampa Interfax, lo scorso 24 giugno Kiev ha chiesto a Mosca 600 megawatt di potenza nel quadro delle modalità di assistenza tecnica. Richiesta confermata dall’azienda russa che ha in carico la gestione del sistema energetico unificato (EES).

Un episodio simile si era già ripetuto lo scorso anno, quando in piena estate l’Ucraina fu costretto a una fornitura di emergenza, con un costo però minore, grazie al contratto commerciale con la “Inter Rao” (l’operatore delle esportazioni e delle importazioni di energia elettrica della Federazione Russa). Il contratto, infatti, non è stato rinnovato per l’anno in corso e Kiev rischia ora di dover pagare a caro prezzo questo azzardo.

I sistemi energetici di Russia e Ucraina sono sincronizzati e questo genera flussi di costante bilanciamento transfrontaliero, che però sono giunti a volumi significativi solo nel 2015. Per via del conflitto in Donbass, Kiev negli ultimi due anni ha affrontato una carenza di carbone e ha dovuto importare energia elettrica da altri paesi, raggiungendo l'equilibrio energetico solo sul finire del 2015 con la ripresa delle forniture dalle regioni in conflitto e la naturale diminuzione della domanda energetica seguita alla crisi economica che sta attagliando il paese. Cosa che aveva permesso a Poroshenko di fermare le importazioni dalla Russia e provocare il blocco energetico in Crimea.

Tuttavia, venerdì Ukrenergo (la società che gestisce la rete elettrica ucraina) ha registrato una decisa impennata nel livello dei consumi a causa dell’ondata di caldo nel paese, che ha costretto i cittadini a un maggiore uso di condizionatori d’aria e gli agricoltori ad attivare i sistemi di irrigazione. Per quanto tempo l’Ucraina sarà costretta a importare energia in modalità emergenza non si sa, ma sta di fatto che questo ulteriore sforzo economico potrebbe costare caro alle casse (vuote) del paese. Kiev per ora ha seccamente smentito l’articolo del Kommersant. Su Facebook Igor Nasalik, ministro dell’Energia e dell’Industria del carbone ucraino, ha precisato che «non vi è stato alcun black-out, così come nessun collasso avrà luogo. L'eredità lasciata – ha detto - è impegnativa, ma stiamo lavorando da due mesi. Blocchi del petrolio e del gas non sono stati lanciati e non c'è bisogno dell'aiuto annuale della Federazione Russa».

Parole smentite dal suo vice Alexandre Svetelik, che qualche ora dopo ha lanciato un appello ai cittadini e alle imprese a consumare meno per ridurre il consumo. «La situazione – ha affermato il viceministro dell’Energia – è complicata a causa del crescente consumo, in particolare durante le ore diurne. Chiediamo alla popolazione e alle imprese di ridurre al minimo i consumi in luglio, per evitare black-out ed essere costretti ad attingere alle riserve di carbone, soprattutto in previsione della stagione invernale». Secondo diversi analisti, questo “incidente” potrebbe essere un ulteriore colpo all’immagine di Petro Poroshenko (che dell’indipendenza energetica dalla Russia ne aveva fatto una bandiera), figura sempre meno gradita al popolo ucraino e sempre più in difficoltà politicamente. 

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