L’Ucraina verso il default minaccia di non pagare i creditori esteri

Gli Usa hanno annunciato la concessione di un altro prestito garantito da un miliardi di dollari, il secondo in un anno

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L’Ucraina verso il default minaccia di non pagare i creditori esteri


di Eugenio Cipolla

La bomba esplode alle due del pomeriggio di un normalissimo martedì e arriva all’indomani dei pessimi dati sull’economia ucraina forniti dalla Banca Nazionale di Kiev. La Rada, il parlamento ucraino, con 256 voti a favore su 331 presenti, ha appena approvato una legge che consente l’eventuale introduzione di una moratoria sul pagamento dei debiti stranieri. Tra questi ci sono anche tre miliardi di titoli di Stato ucraini acquistati dalla Russia nel 2013, poco prima della caduta di Yanukovych, e che andranno in scadenza alla fine del 2015.  
 
«L’Ucraina – ha detto il premier Arsenij Yatsenyuk, intervenendo in Aula poco prima – spera di mettersi d’accordo con i creditori stranieri privati sulla ristrutturazione dei debiti in base alle proprie condizioni, altrimenti può essere introdotta una moratoria sul pagamento. Aiutateci non con le parole, ma con dollari, in particolare con miliardi». Sarà dunque l’esecutivo guidato dal leader del Fronte Popolare a decidere se esisteranno o meno i presupposti da parte del governo «per servirsi di questo diritto oppure no». Lo scontro con Mosca si accende subito, perché mentre Kiev considera crediti privati quei tre miliardi di Eurobond acquistati dalla Russia, il ministero delle Finanze russo sostiene che quei soldi vanno restituiti subito, entro la fine dell’anno.
 
«La legge approvata oggi darà un’opportunità sia di raggiungere un accordo con i creditori, sia di entrare in default tecnico», ha dichiarato senza mezzi termini Iuri Lutsenko, capogruppo del Blocco Poroshenko (il partito con più deputati, ndr) in Rada. La misura, imposta dal Fondo Monetario Internazionale come condizione per la concessione di un pacchetto di aiuti da 17 miliardi di dollari, consentirà a Kiev di tagliare 15,3 miliardi di spesa nei prossimi quattro anni, portando il debito pubblico al 71% del Pil entro il 2020. «E’ un ultimatum ai creditori esteri a cancellare il debito verso Kiev», ha detto a Ria Novosti il capo economista di ING Bank in Russia. Nel 2008 il debito totale ucraino (interno ed estero) era di appena 17,6 miliardi di dollari, mentre oggi quella cifra è lievitata, fino ad arrivare a 70 miliardi di dollari.
 
Sempre ieri il segretario americano al Tesoro, Jack Lew, ha chiesto sacrifici ai creditori Usa sulla questione del debito ucraino. «Servono grandi sacrifici da parte nostra, sacrifici e assenza di interessi personali anche da parte dei creditori privati», ha detto durante l'incontro annuale del Bretton Woods Committee a Washington. Il riferimento è alla Franklin Resources, la holding della società di investimento Franklin Templeton, che detiene quattro dei quasi nove miliardi di debito ucraino in mano a creditori privati americani (gli altri sono BTG Pactual, TCW, T. Rowe Price).
 
Le trattative sulla ristrutturazione del debito ucraino, infatti, sono in una fase di profondo stallo. L’accordo deve essere trovato entro metà giugno, quando gli emissari del Fondo d’investimento dovrebbero tornare a Kiev. Intanto ieri il Dipartimento guidato da Lew ha annunciato la concessione di un altro prestito garantito da un miliardi di dollari, il secondo in un anno. «Kiev ha già fatto passi significativi ed è chiaro che il suo impegno a rompere con un passato di corruzione e stagnazione. Questi progressi devono continuare in modo tale che le persone dell’Ucraina possano avere la prosperità e la stabilità che si meritano».

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