L'UE sospende le sanzioni contro il Myanmar

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L'UE sospende le sanzioni contro il Myanmar

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Con l'unica eccezione dell'embargo d'armi, i ministri degli esteri dell'Unione europea hanno deciso di sospendere per un anno le sanzioni imposte alla Birmania. Le misure coercitive, che sarebbero dovute essere rinnovate a fine aprile, comprendono la restrizione alla libera circolazione e sanzioni economico-finanziarie contro 491 personalità, legate alla giunta militare e 59 società ed organizzazioni; oltre a restrizioni commerciali di vario tipo contro 800 imprese birmane legate soprattutto alla lavorazione del legno e delle pietre preziose. Secondo quanto deciso dal Consiglio europeo lunedì, i ministri faranno una prima analisi per verificare il provvedimento tra sei mesi. "Non è qualcosa di irreversibile, deve essere piuttosto irreversibile il processo di riforme" avviato dal governo birmano, ha commentato da Giacarta il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi. Il passaggio successivo chiesto alla Birmania da Bruxelles, hanno spiegato i ministri degli esteri della Ue, è "il rilascio incondizionato dei restanti prigionieri politici e la fine di tutte le restrizioni imposte a quelli già liberati".
Intanto nel paese asiatico, dopo la sospensione dei lavori dovuta alle storiche elezioni suppletive del 1 aprile scorso, la Camera bassa del Parlamento ha oggi riaperto con la nuova sessione, dalla quale erano però assenti Aung San Suu Kyi e almeno altri 36 deputati della Lega Nazionale per la Democrazia, il principale partito di opposizione che nella recente consultazione ha fatto registrare un autentico trionfo, conquistando ben 43 seggi sui 44 per i quali era in lizza, e vedendo eleggere per la prima volta la sua leader. Quest'ultima aveva però avvertito che avrebbe boicottato l'inaugurazione della nuova assemblea perché rifiutava di prestare giuramento sulla Costituzione varata nel 2008 dalla giunta militare, allora al potere anche formalmente. 

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