L'Ulisse imperialista
Quando il cinema viene usato come l'ennesimo strumento di colonizzazione
di Camilla Costantini
L’Odissea di Cristopher Nolan si chiude con una frase molto potente pronunciata da Ulisse: “ci sarà un’altra alba che aspetta l’oscurità del mondo dove i nostri errori saranno ancora una volta dimenticati”.
Ulisse e i suoi compagni hanno distrutto Troia, utilizzando l’inganno del cavallo per entrare all’interno delle mura della città e violando, così, la legge di Zeus che, nel film di Nolan, impone l’ospitalità verso i popoli stranieri al proprio.
Gli Achei, che si proclamavano la società più fiorente di tutto il mondo, vengono identificati con i popoli del mare: meri barbari che, con le loro guerre e i loro soprusi, hanno distrutto non solo l’intera società troiana, ma anche la loro stessa cultura dell’ospitalità, le loro stesse leggi non scritte.
L’intento di Nolan è criticare il nostro presente: la violazione della legge di Zeus durante la guerra di Troia è una metafora delle attuali violazioni del diritto internazionale da parte di alcuni Stati che vogliono distruggere interi popoli e appropriarsi della loro terra.
La frase finale non ci lascia speranza: ci dice chiaramente che gli uomini continueranno a fare errori. E, questi errori, verranno presto dimenticati per continuare a farne altri.
Ma a quali popoli si riferiva Nolan, con la sua critica? E a quali errori? La risposta a queste due domande non è chiara. E diventa ancora meno chiara quando, per registrare alcune parti del film, Nolan si serve di una striscia di terra occupata illegalmente.
Le scene ambientate a Ogigia, isola in cui Calipso trattiene Ulisse per sette anni, sono state, infatti, girate sulla Duna Bianca, vicino alla città di Dakhla, in Sahara Occidentale, a sud del Marocco.
Per decenni il Sahara Occidentale è stata una colonia della Spagna, abbandonata, poi, all’inizio degli anni Settanta. Dal 1979 il Marocco ha il controllo dell’80% del territorio mentre il restante 20% è sotto il controllo del Fronte Polisario, movimento che nasce per rivendicare l’autonomia della regione.
Il 9 maggio 2025 il dipartimento per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario della Commissione Europea rilascia un comunicato stampa dove dichiara che il conflitto in Sahara Occidentale ha provocato cinque decenni di sfollamento per la popolazione Saharawi, con un numero stimato di circa 173.000 rifugiati che vivono in cinque campi isolati vicino a Tindouf, nell’Algeria Occidentale. Le persone che vivono in questi campi affrontano gravi difficoltà tra cui la scarsità di cibo e di acqua. L’ambiente desertico e ostile limita le opportunità di sostentamento ed economiche, rendendo questa parte della popolazione Saharawi fortemente dipendente dagli aiuti umanitari. La parte di popolazione che, invece, continua a vivere in Sahara Occidentale è soggetta a repressione e discriminazione da parte delle autorità marocchine.
La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea del 4 ottobre 2024 e pareri consultativi della Corte Internazionale di giustizia dichiarano che le rivendicazioni esterne sul territorio del Sahara Occidentale sono illegittime e la popolazione Saharawi dovrebbe avere diritto all’autodeterminazione.
Il Marocco, da anni, usa il cinema come strumento di colonizzazione: l’Odissea di Nolan non è stato un caso isolato, ma è stato preceduto da film come Il caftano blu, scelto per rappresentare il Marocco ai premi Oscar del 2023, oppure Il gladiatore, La mummia e alcune parti della saga di Game of thrones. Lo stato africano offre un credito d’imposta del 30% alle produzioni straniere che scelgono di girare sul territorio del Sahara Occidentale e, nel caso dell’Odissea, la produzione ha ricevuto dal fondo nazionale del cinema marocchino cinque milioni di dollari.
Un articolo di Alex MacDonald per Middle East Eye, pubblicato il 15 luglio 2026, mette in risalto come gran parte delle critiche sul film di Nolan si siano concentrate sulla scelta di Lupita Nyong'o per il ruolo di Elena di Troia, mentre, invece, i Saharawi affermano che il vero scandalo risiede nel tentativo del regista di minimizzare lo sfruttamento della loro terra da parte del Marocco.
Una terra sfruttata da Nolan per girare alcune scene del suo film cancellando, però, ogni traccia del popolo che, quella terra, la rivendica e che, in quella terra, ci vive. L’Odissea finisce così per riprodurre realmente l’annullamento della legge di Zeus: l’ospitalità che viene a mancare in funzione del raggiungimento dello uno scopo colonialistico di uno Stato.
Se dovessimo cancellare il lavoro di tutti gli artisti che si sono contraddetti nel corso della loro vita, probabilmente non ci rimarrebbe più niente: è importante ricordare che gli artisti che amiamo rimangono esseri umani. E, in quanto esseri umani, possono sbagliare. Ma il fulcro di questo caso mi sembra diverso: per alcuni popoli, quelli di cui la gente si interessa, la legge di Zeus è importante. Gli altri, dimenticati da Zeus e dal mondo intero, possono essere colonizzati dai popoli del mare. E gli errori, ancora una volta, dimenticati.


