Quando rigenerazione fa rima con gentrificazione. La recensione de il Mattino di "Pietre senza popolo"
Una bellissima recensione di Generoso Picone su il Mattino di Napoli del nostro "Pietre senza popolo" - LAD edizioni 2026.
di Generoso Picono
<<Palermo non è in affitto>>, <<La nostra piazza non è il tuo salotto>>, <<Libertà di movimento>>. La protesta affidata ai manifesti anonimi che hanno campeggiato sulle cantonate delle piazze Croce dei Vespri e Sant’Anna e dalle parti di Villa Val Guarnera durante i fasti del matrimonio tra Dua Lipa e Callum Turner meriterebbe un capitolo aggiuntivo in Pietre senza popolo, il saggio che Angela Fais ha dedicato al processo di turistificazione del centro antico palermitano (Lad Edizioni, pagine 104, euro14).
Perchè quanto accaduto si consegna come un episodio esemplare di un fenomeno ormai da tempo in ampia e progressiva diffusione nei centri storici italiani, diventati – da Venezia a Palermo passando per Firenze e Napoli- parchi a tema buoni a ospitare celebrazioni di danarosissime star della società dello spettacolo o accogliere caotiche e massive orde di frequentatori di territori esclusivamente da consumare. È il paradigma preoccupato di una tendenza che vede le città d’arte svuotarsi di abitanti e di senso, di relazioni e di memoria “per assumere”, lo sottolinea Alessandro Volpi nella prefazione, “i contorni del prodotto finanziario con tutto ciò che ne consegue”: Disneyland della postmodernità declinante, strade dominate da baretti, palazzi destinati pressocché esclusivamente agli affitti brevi, quartieri di antica dignità che hanno espulso i residenti e si offrono alla resa selvaggia vedendo svanire così ogni loro tratto distintivo. Il merito della riflessione condotta da Fais è di proporre il caso di Palermo nei termini di uno schema decisamente esportabile e quindi in grado di innescare considerazioni di carattere generale.
Definisce i contorni che oggi le città hanno assunto come merce puramente commerciale: “la profanazione dell’universo simbolico”, che pure dovrebbe costituire la ricchezza culturale e civile dei luoghi dell’intero Occidente, si sta attuando attraverso politiche urbane condotte in nome di una equivoca rigenerazione che invece rivelano l’affermarsi di una devastante gentrificazione, “intesa proprio come uno spostamento di capitali che vengono reinvestiti di volta in volta”. L’effetto immediato può anche risultare benefico, producendo un ristoro economico saldato al momento, ma nella durata medio-lunga ciò produce lo sfruttamento dei lavoratori, la ristrutturazione del tessuto, una nuova polarizzazione sociale.
I centri storici piegati in questa dinamica diventano non luoghi, nella declinazione di Marc Augé, privi di significato, dove le architetture e i monumenti si concedono all’insediamento di cattedrali del consumo. Fais ricorda anche i protagonisti della resistenza a tale onda. Tenaci artigiani, piccoli commercianti, cocciuti operatori che si ostinano a interpretare il genius loci. Epperò spiega che occorre di più per poter “interrompere il replicarsi del totalitarismo omologante del virus neoliberale”.



