L'unica alternativa all'euro è un Armageddon economico
Nonostante il momento confermi tutte le loro previsioni sulla moneta unica, Rachman, in The time bomb non one can defuse, sostiene che gli euroscettici si trovano di fronte ad un dilemma: compiacersi per aver avuto ragione o fare tutto il possibile per evitare un “Armageddon” economico. Questa seconda alternativa è stata recentemente scelta da due storici avversari dell'euro come il primo ministro inglese David Cameron ed il ministro dell'economia George Osborne. Di fonte alle stime del Tesoro britannico, secondo cui la fine della moneta unica potrebbe provocare una catastrofe economica con fallimenti di banche ed imprese a catena ed il rischio di un'altra Grande Depressione, Osborne è arrivato addirittura a fare pressioni ai colleghi europei per la creazione di una unione fiscale di fatto. C'è una via d'uscita alla crisi attuale?, si chiede Rachman. Giovedì vi potrebbe essere un primo tentativo di risposta con la cerimonia del premio Wolfson. Lord Wolfson, un deputato conservatore inglese, ha offerto un premio in denaro di 250,000 sterline per il miglior piano volto ad annientare la moneta unica.
Ma il Regno Unito non è nell'euro e le decisioni fondamentali per salvare la moneta unica saranno prese al di fuori della monarchia britannica, in particolare in Grecia, Spagna, Italia e soprattutto in Germania. Anche a Berlino, tuttavia, un gruppo di economisti all'interno della Bundesbank, scettico fin dal principio sul progetto monetario, ritiene che la Grecia, nonostante l'apparente calma dei mercati, potrebbe essere costretta a lasciare l'euro in pochi mesi. Uno dei scenari possibili che circola a Francoforte e Berlino è che la crisi possa scaturire dalle elezioni di maggio. Un nuovo governo greco potrebbe non essere in grado di completare le misure d'austerità necessarie per accedere al secondo pacchetto d'aiuti, con successiva bancarotta temporanea e ritorno alla dracma. Il passaggio sarebbe drammatico per gli altri paesi fragili dell'Unione: il Portogallo potrebbe vedere una immediata fuga degli investitori internazionali e la BCE sarebbe costretta a rivedere al rialzo le previsioni di liquidità necessaria per il salvataggio dei paesi più a rischio.
Nonostante Angela Merkel abbia ribadito in un'intervista recente che la Grecia resterà nell'euro e l'alternativa sarebbe un disastro economico per l'Europa, l'ipotesi di un ritorno alla dracma rimane sempre credibile. Se, come i più pessimisti ritengono, la Grecia dovesse cadere in un caos politico dopo l'uscita dall'euro, il resto dell'Europa sarà immersa comunque nella crisi. Ma anche l'alternativa, vale a dire un miglioramento della situazione della Grecia al di fuori dell'euro, potrebbe essere fatale per il futuro della moneta unica, con molti paesi in difficoltà nella zona che potrebbero decidere di seguire l'esempio di Atene. Un numero crescente di dirigenti spagnoli, ad esempio, inizia a temere che un altro piano d'austerità – in un paese in cui la disoccupazione giovanile è al 45% – possa determinare il caos politico. Il caso della Svezia degli anni '90 e dell'Islanda di due anni fa dimostrano come le crisi economiche non possono essere risolte solo da riforme strutturali, ma l'elemento chiave può rivelarsi la svalutazione delle proprie monete per acquisire competitività sui mercati internazionali. L'impossibilità di utilizzare questo strumento all'interno della moneta unica fa crescere l'euroscetticismo nei paesi più fragili della zona.

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