"L'unione doganale Usa-Ue: un attacco alla democrazia". Due esperti legali

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"L'unione doganale Usa-Ue: un attacco alla democrazia". Due esperti legali

Jos Dings e Pieter de Pous, due membri del gruppo di esperti della UE sull'Accordo Commerciale Transatlantico -l'immensa unione doganale in corso di trattative con gli Usa - definiscono il TTIP come un attacco alla democrazia. In una lettera al Financial Times, infatti, sostengono come "è un approccio piuttosto superficiale da parte del Financial Times quello di etichettare i critici del Transatlantic Trade and Investment Partnership come degli attivisti contrari al libero commercio". Ma in discussione, secondo i due autori, ci sarebbe la legalità e la democrazia.
 
Sotto accusa, in primo luogo, la clausola di "risoluzione delle controversie tra investitori e Stato" che consentirebbe alle imprese di aggirare i sistemi giudiziari ordinari e citare in giudizio i governi direttamente, in collegi arbitrali speciali, per tutto ciò che ritenessero non essere un trattamento "giusto ed equo" - solitamente quella legislazione nazionale volta a tutelare l'interesse pubblico. Tali collegi arbitrali sono profondamente viziati: ricorrente - l'azienda - ha un 50 per cento di influenza su chi li presiede, e le decisioni dei collegi non sono vincolate dal precedente. "L'arbitrato va bene per la risoluzione delle controversie contrattuali, ma non dovrebbe arrivare a giudicare la validità delle leggi", sostengono.
 
L'UE e gli USA, proseguono i due, vogliono anche istituire un nuovo non eletto organo con il potere di esaminare tutta la legislazione che ciascuna delle due aree ha in corso di approvazione.
 
Entrambe queste iniziative allontanano il potere dai governi eletti, in direzione delle imprese e collegi arbitrali anonimi. "Nel momento in cui sia il governo federale degli Stati Uniti che le istituzioni europee sono in difficoltà sulla propria legittimazione democratica, potrebbe non essere la più saggia delle idee quella di devolvere i poteri di controllo ad organismi ancora più lontani dai normali cittadini. I governi eletti dovrebbero essere in grado di proteggere il loro popolo e l'ambiente, anche se qualche volta questo può essere sconveniente per certi settori del mondo degli affari. Questo non è essere contrari al libero commercio. E' buon senso", concludono Jos Dings e Pieter de Pous.

Per una traduzione completa si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

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