Madrid emblema del fallimento europeo

Il celebre motto di José Ortega y Gasset “la Spagna è il problema, l'Europa la soluzione” è oggi totalmente ribaltato

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Madrid emblema del fallimento europeo

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Una volta celebrata come il segno più evidente dei benefici prodotti dall'integrazione europea, la Spagna di oggi rischia di essere l'emblema di un fallimento sempre più evidente. In Europe is no longer Spain's solution, Gideon Rachman rimarca come tutti i piani di salvataggio in atto riguardano oggi paesi della zona euro relativamente piccoli: Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro. La Spagna incide, però, in modo molto diverso sul Pil europeo, e, dopo il parziale bailout delle sue banche nel 2012, un numero crescente di analisti continua a non escludere la richiesta di salvataggio di Madrid a Bruxelles. 
Le statistiche, del resto, sono drammatiche: la disoccupazione al 26%, con tassi per i giovani che superano il 50%; l'economia si contrarrà anche quest'anno di circa un 1,5%; le banche, già salvate nel 2012, rischiano di entrare nuovamente in crisi nel secondo semestre del 2013; il governo, infine, ha tagliato e reso molto più flessibile il mondo del lavoro, ma con un deficit fiscale che quest'anno rimarrà al 6.6% del Pil ed il debito nazionale che sta raggiungendo quel 90%, considerata come la soglia pericolosa. 
La Spagna, prosegue Rachman nella sua analisi, ha vissuto momenti di grave recessione anche negli anni '90, ma in precedenza, i sacrifici avevano un proposito - unirsi all'Ue prima e all'euro poi – oggi, al contrario, i cittadini sembrano non essere più convinti che ci sia una luce alla fine del tunnel. Ed in questo contesto la società civile sta progressivamente a fiducia verso le autorità nazionali ed europee.
La rabbia popolare si concentra sempre più sulle istituzioni bancarie - salvate con i fondi dei contribuenti e ree di continuare ad investire in titoli azionari senza sbloccare l'accesso al credito delle piccole e media imprese - e sulla figura dei banchieri in particolare, i quali, come altrove in Europa, sono i responsabili dei disastri finanziari prodotti, ma sono ancora nei loro posti di lavoro con redditi faraonici.
La rabbia dei cittadini spagnoli è rivolta anche verso la classe politica tutta. Il partito conservatore al potere del primo ministro Rajoy, una figura senza il carisma necessario in momenti di crisi similari, deve rispondere di accuse di appropriazione indebita di soldi pubblici, mentre l'opposizione socialista è sempre più divisa al suo interno ed incapace di offrire alternative vincenti. Infine, la crescita degli indignados, un movimento popolare di protesta, ha prodotto solo alcuni think tank, ma nessuna linfa politica attiva. 
Non sono solo banche e politici sono sotto attacco, ma anche la monarchia. Il re Juan Carlos, una volta celebrato per il suo ruolo attivo e positivo di mediazione verso la democrazia, ha dovuto scusarsi per un safari dai costi faranoici nell'estare del 2012 e sua figlia, Cristina, è oggi formalmente sospettata di un caso di corruzione.
Nonostante tutto, il maggiore bersaglio della rabbia popolare spagnola resta l'Europa, che nell'immaginario collettivo sta producendo un circolo vizioso di povertà, disoccupazione e recessione. Il celebre motto di José Ortega y Gasset “la Spagna è il problema, l'Europa la soluzione” è oggi totalmente ribaltato ed un numero crescente di economisti del paese inizia ad affermare che parte dei problemi del paese derivano proprio dalla presenza nell'euro, che prima ha prodotto un boom finanziario con l'afflusso di capitali dal nord ed ora impedisce di riprendere la competitività necessaria attraverso una svalutazione della moneta, imponendo solo una svalutazione di salari e della domanda interna. La Germania, inoltre, è accusata di imporre quell'austerità che acuisce la recessione. 
In generale, conclude Rachman, il sogno europeo di uno stile di vita da classe media per un numero crescente di persone, si sta rivelando per la Spagna un incubo in cui i giovani non lavorano, il welfare state è sempre più minacciato e, in poche parole, l'approdo finale non sembra la Germania ma sempre più l'Argentina.  

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