Missione nel Golfo: il 'weekend disperato' di Meloni tra il ricatto energetico e l'ombra di Sigonella
Netanyahu e Trump erano ben consci che l’attacco all’Iran avrebbe messo non solo l'Asia ma l’Europa in situazioni di estrema difficoltà, del resto gli Usa, chiedendo di raddoppiare le spese militari ai paesi membri della Nato, mirano direttamente a disimpegnarsi dalla guerra in Ucraina dopo avere saccheggiato il paese, con tanto di accordi commerciali imposti, di tutte le materie prime e i metalli rari da qui ai prossimi decenni.
E perfino le buone maniere tra vicini e alleati sono venute meno, il disprezzo dei potenti verso i loro servitori è arrivato al punto tale che la Ue, eccezion fatta per qualcuno, è stata tenuta all'oscuro dell'attacco militare.
Il weekend della Meloni rappresenta il tentativo ultimo di guadagnare greggio facendo leva su qualche buon ufficio (vendita di armi italiane e accordi commerciali?), per restituire all'Italia anche qualche credibilità internazionale che non ha avendo sempre sostenuto acriticamente le ragioni di Biden prima e di Trump poi e non andando oltre lo spot per il Piano Mattei in Africa (dove in silenzio Israele e Turchia acquistano sempre maggiore forza). E dopo tanta ironia sullo smart working oggi il lavoro agile diventa l'ancora salvifica per risparmiare sui costi energetici.
Decisamente più interessante la Pasqua alla Casa Biana tra le minacce Trumpiane di scatenare l'inferno in Iran se non accetteranno l'ultimatum Usa e le dichiarazioni guerrafondaie dell'apparato ideologico religioso a sostegno del repubblicani statunitensi.
La lotta del bene, incarnato da Trump, contro il male, il ritorno ad una religione fiera delle sue posizioni tra nuovo Messianesimo, razzismo imperante e aperto sostegno alle avventure militari, il retaggio culturale fatto di suprematismo, vittimismo accosta il presidente Usa al Signore, trattato alla stessa stregua (dai suoi nemici interni ed esterni) con tanto di citazione evangeliche.
Quel magma culturale e religioso presente e attivo attorno alla Casa Bianca va analizzato con grande attenzione, un intreccio tra posizioni retrive, millenariste o degne della Controriforma che vanno d'amore e d'accordo con la tecnologia militare gestita dalla IA e le politiche aggressive e imperialiste.
Pete Hegseth (segretario di Guerra) parla della “guerra come piano divino” forse per coprire la spesa giornaliera pari a 30 milioni di dollari spesi al giorno. Un terzo degli statunitensi ritiene imminente la fine del mondo e di conseguenza si sentono autorizzati ad intraprendere qualsiasi guerra per salvaguardare la loro egemonia.
Torniamo invece all'Italia, paese che di fatto è in guerra senza dirlo o conoscerne il motivo, per questo i nostalgici di Craxi ed Andreotti acquistano proseliti tanto a sinistra quanto a destra. Flebili come non mai le voci contro la guerra illegale e il diritto internazionale.
La premier Meloni è andata in missione pasquale nel Golfo pensando che la riapertura di Hormuz sia un fatto estraneo alla guerra in corso che poi si avvale anche del supporto logistico e militare delle basi collocate sui nostri territori. A chi ricorda il mancato uso di Sigonella rispondiamo con una semplice domanda: cosa sta avvenendo da settimane in Toscana attorno alla base Usa di Camp Darby? E davanti a qualche rimostranza arriva la minaccia Usa di uscire dalla Nato come se accettare le politiche di Trump, e senza battere ciglio, fosse la conditio sine qua non per vivere.
Il messaggio lanciato è assai chiaro: attenzione che in una Nato senza gli Usa dovreste spendere almeno il 10 per cento del Pil in armi e le vostre economie affonderebbero in pochi mesi, dovreste tagliare servizi pubblici e ogni giorno fronteggiare manifestazioni cruente nelle piazze italiane.
La élite, al comando a Washington e Tel Aviv, alterna messaggi messianici e millenaristi con il realismo del complesso militare industriale , il suo retroterra ideologico è di alto impatto su una opinione pubblica interna divisa ma preoccupata di essere attaccata dall'esterno da nemici ogni volta inventati per giustificare la guerra
La debolezza europea è quindi auspicata dai nostri alleati che mirano al controllo diretto del Vecchio continente tanto da spingersi a indicare quali scelte la Ue dovrebbe intraprendere per arrestare la sua decadenza. La lotta tra civiltà e culture, la farsa democratica serve per coprire il conflitto tra combustibili fossili e energie rinnovabili, a tutela della supremazia del dollaro, non occorrono fini analisti di politica internazionale per capirlo ma solo attenti osservatori dei fatti
Un eventuale cambio ai vertici di Teheran sarebbe auspicabile nell'ottica di imporre una classe dirigente disposta a farsi comprare, in parte come avvenuto, al netto della retorica, anche in Venezuela (e chi difendeva la resistenza di Caracas oggi parla solo di Cuba giusto a ricordare il camaleontismo di certi settori della sinistra radicale)
Netanyahu e Trump vanno a braccetto con la loro pratica coloniale e imperialista , con l'uso sistematico della guerra, con l'idea che sia possibile controllare greggio e gas infliggendo un duro colpo anche ai Brics. Se Giappone e Corea del Sud sono tornati a usare il carbone, in Europa si parla di ragionare il gas e il petrolio, uno spauracchio che in altre nazioni accelera invece il ricorso all'energia nucleare.
I prossimi mesi ci diranno qualcosa di più sulla millenarista impresa Trumpiana e sulla arrendevolezza dei vassalli europei

1.gif)
