Morsi: il tempo è scaduto

Il presidente egiziano e gli Usa devono capire che il patto ai tempi di Mubarak non è più attuabile

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Morsi: il tempo è scaduto

In The Belly Dancing Barometer, il Columnist del New York Times Thomas Friedman torna ad occuparsi dell'attuale situazione politica egiziana e fornisce un commento non lusinghiero delle ultime scelte del presidente Mohammed Morsi. 
La fotografia del paese è drammatica: lo scontro aperto tra i partiti islamisti, da un lato, e le opposizioni liberali e laiche, dall'altro; la moneta ha perso l'8% del suo valore rispetto al dollaro negli ultimi due mesi; infine, la brutalità della polizia e gli stupri sistematici contro le manifestanti donne dell'opposizione non dimostrano nessun miglioramento dal lato dei diritti  umani rispetto all'era Mubarak. Tutto questo porta a concludere che la strada intrapresa da Morsi e Fratellanza Musulmana è totalmente sbagliata ed il paese stia sprecando la possibilità di imboccare la via della prosperità, modernità e democrazia. 
A breve, Morsi tornerà a visitare la Casa Bianca ed ha una sola possibilità per far cambiare la pessima impressione della sua azione di governo che serpeggia anche a Washington e continuare ad avere gli aiuti economici da parte del Congresso: attuare una politica inclusiva verso le forze dinamiche del paese. Dall'inizio della rivoluzione di piazza Tahrir nel 2011, ogni volta che Fratellanza Musulmana ha avuto la possibilità di includere ha sempre compiuto scelte di segno opposto: accelerando, ad esempio, il processo elettorale per non permettere all'opposizione di organizzarsi, non accogliendo, ancora, nessuna richiesta dei manifestanti prima del voto sulla costituzione o non includendo figure di spessore dell'opposizione nel governo. 
Dal punto di vista economico, l'Egitto è in una situazione se possibile ancora più drammatica: la disoccupazione giovanile a livelli mai toccati prima dal paese, il crollo del turismo e degli investimenti diretti esteri, l'esaurimento delle riserve in valuta estera costringeranno, infatti, il paese a dover ricorrere al salvataggio del Fondo Monetario internazionale. A quel punto, tuttavia, Morsi dovrà chiedere sacrifici ed austerità ai suoi cittadini e potrà farlo solo con una politica di apertura ed inclusiva, attraverso la formazione di un governo d'unità nazionale. Con l'imposizione delle varie leggi d'emergenza per garantire la sicurezza contro le manifestazioni di piazza, Morsi ha solo fatto scappare gli investitori egiziani, soprattutto cristiani, ed i vari talenti che il paese ha prodotto. E' tempo che l'Egitto riporti a casa capitali e talenti scappati all'estero se vuole ripartire.
Secondo Friedman, Fratellanza Musulmana non ha bisogno solo di una nuova strategia di governo, ma deve offrire una nuova versione dell'Islam politico. Mentre Arabia Saudita ed Iran possono permettersi di non garantire l'emancipazione femminile il pluralismo politico e la globalizzazione grazie alle immense risorse petrolifere in grado di compensare le discrasie tra ideologie e sviluppo economico, un paese senza risorse energetiche come l'Egitto deve aprirsi alla modernità e a tutte le potenzialità di crescita. Per Friedman la situazione è tanta complessa che la soluzione diviene paradossalmente molto semplice: Fratellanza musulmana o cambia o fallisce definitivamente. Ma il tempo rimasto è molto poco. 
Il presidente Obama continua a sostenere questo messaggio di cambiamento solo in modo privato, continuando ad aiutare militarmente il paese ed attirando le critiche dell'opposizione egiziana. In una lettera aperta al presidente statunitense pubblicata sul giornale Al-Ahram Weekly la settimana scorsa, l'attivista dei diritti umani egiziano Bahieddin Hassan ha accusato direttamente l'amministrazione americana di coprire i crimini e l'anti democraticità dell'attuale regime di Morsi. Il popolo egiziano ha tollerato Mubarak per anni, ma ora si è mobilizzato ed ha perso la paura che li aveva portati a tollerare regimi autoritari per anni. Gli Stati Uniti e Morsi devono comprendere questo aspetto il prima possibile e capire che quel vecchio patto che legava i due paesi ai tempi di Mubarak – armi per pace interna, alleanza con Israele e stabilità regionale -  non è più sostenibile.

Per una maggiore comprensione della transizione politica in atto in Egitto:

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