"Nemmeno nelle peggiori dittature!": Correa denuncia i raid contro gli oppositori in Ecuador
Un nuovo atto di quella che il movimento progressista ecuadoriano denuncia come una campagna di lawfare, o guerra giudiziaria, colpisce il paese andino. Nella mattina di martedì, la Fiscalía ha ordinato una serie di perquisizioni simultanee nelle abitazioni di diversi dirigenti dell'opposizione, tra cui il parlamentare Patricio Chávez e altre figure vicine a Revolución Ciudadana, il movimento dell’ex presidente Rafael Correa.
La reazione di Correa, dall’esilio, è stata immediata e durissima. Attraverso i suoi canali social, l’ex presidente ha accusato senza mezzi termini il governo del presidente Daniel Noboa di strumentalizzare le istituzioni dello Stato per neutralizzare gli avversari politici, deviando l’attenzione dalle vere emergenze nazionali. "Invece di lottare contro il narcotraffico, questo miserabile governo sa solo perseguitare", ha scritto, definendo le perquisizioni un puro "atto di intimidazione politica".
????????????????????????ALERTA, ECUADOR
— Rafael Correa (@MashiRafael) January 28, 2026
En este momento están allanando la casa de nuestro asambleísta por Pichincha Patricio Chávez.
En lugar de luchar contra el narcotráfico, este miserable Gobierno solo sabe perseguir. #NosGobiernanDelincuentes
I dettagli dell'operazione, ricostruiti dall'ex parlamentare Sonia Gabriela Vera, alimentano le polemiche. L'ordine sarebbe partito dal procuratore facente funzione Carlos Leonardo Alarcón Argudo, nel quadro di un'indagine basata su una denuncia presentata con riserva di identità. Questa figura legale, spesso criticata per il suo uso discrezionale in casi politicamente sensibili, ha permesso di avviare le procedure senza che gli indagati - tra i quali figurano, secondo Vera, nomi di peso come Correa stesso, l’ex candidato presidenziale Andrés Arauz e l'altra ex candidata Luisa González - siano stati formalmente incriminati o abbiano visto le prove a loro carico.
"Questo non è un fatto isolato, è un modello sistematico di lawfare", ha denunciato Vera, parlando di investigazioni interminabili senza accuse, stigmatizzazione mediatica e selettività giudiziaria. Correa ha poi aggiunto che le perquisizioni troverebbero origine in una denuncia anonima di novembre, una circostanza che ha commentato con sdegno: "Neppure nelle peggiori dittature! La Fiscalía ordina perquisizioni contro dirigenti dell'opposizione per una denuncia anonima. Basta!".
¡Ni en las peores dictaduras!
— Rafael Correa (@MashiRafael) January 28, 2026
Por una denuncia del mes de noviembre con RESERVA DE IDENTIDAD, Fiscalía ordena allanamientos a nuestro asambleísta por Pichincha, Patricio Chávez, a los excandidatos presidenciales Luisa González y Andrés Aráuz, a la exsuperintendenta de Compañías… pic.twitter.com/aFIDlG8MwB
L’episodio riaccende i riflettori sulla pratica del lawfare in America Latina, uno strumento di cui si è discusso ampiamente in casi contro dirigenti della sinistra come quelli di Lula da Silva in Brasile, Cristina Fernández in Argentina ed Evo Morales in Bolivia. Per i settori dell’opposizione ecuadoriana, queste azioni giudiziarie mirate, che avrebbero colpito anche ex candidati presidenziali ed ex funzionari, rappresentano un chiaro tentativo di smantellamento politico in vista di futuri scenari elettorali.
La critica di fondo è che, mentre si consumano queste battaglie giudiziarie, il paese continui a lottare contro problemi ben più concreti e letali: il controllo del territorio, la violenza endemica nelle carceri e l’inarrestabile espansione del narcotraffico.

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