Nessuna alternativa all'austerità imposta da Berlino
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Nonostante il consenso crescente in Europa per fermarle, in No alternative to austerity, Gideon Rachman sostiene che le politiche di austerità imposte da Bruxelles rappresentano l'unica via praticabile da percorrere per uscire dalla crisi.
Gli appelli per impostare una nuova politica basata su crescita ed occupazione attraverso investimenti pubblici si moltiplicano. François Hollande, con ogni probabilità il prossimo presidente francese, ha basato la sua campagna elettorale sul fatto che sarà colui che sfiderà il zelo tedesco a Bruxelles ed anche i maggiori professori di economia americani, da Larry Summers a Paul Krugman, hanno definito folli le politiche d'austerità intraprese dall'Europa.
Tuttavia, sostiene Rachman, slogan populisti in tempo di crisi sociale devono scontrarsi con la realizzabilità delle proposte. Il programma che Hollande si prefigge di realizzare richiederebbe un ulteriore aumento della spesa pubblica, ignorando le riforme strutturali che sono l'unico sentiero per una crescita sostenibile. L'aumento della spesa pubblica è una soluzione keynesiana efficace per un'economia nella spirale della recessione. Ma la situazione europea attuale rende impraticabile tale strategia di politica economica. Se la costruzione di strade, ferrovie ed infrastrutture rappresentassero i parametri per valutare il tasso di crescita, Grecia e Spagna dovrebbero registrare i tassi più alti al mondo. Negli ultimi 30 anni hanno infatti finanziato decine di progetti in tal senso grazie ai fondi dell'Unione Europea: la metro di Atene è eccellente, i treni ad alta velocità spagnoli tra i migliori al mondo, ma questo genere di spesa ha fatto poco per cambiare i problemi fondamentali dei paesi, in particolare la disoccupazione giovanile. Al contrario, in molti casi i progetti finanziati dall'UE hanno aggravato i problemi esistenti, creando un caso di “moral hazard”, con l'incremento del Pil generato attraverso le conoscenze politiche per giungere ai fondi, piuttosto che tramite idee d'impresa creative.
Inoltre, continua Rachman, la scelta di politiche d'austerità per paesi come Italia e Spagna sono state scelte obbligate dal fatto che i mercati domandavano tassi di interesse insostenibili per ulteriori prestiti. E non c'è nessuna ragione per credere che ora i mercati siano disposti a finanziari i programmi di crescita dei paesi europei meridionali, a meno che la Germania e gli stati del nord siano disposti a finanziare in modo illimitato i deficit degli altri paesi dell'euro zona. Prospettiva chiaramente irrealizzabile.
In un paese come la Francia dove lo stato consuma il 56% del Pil, non vi è un bilancio pubblico in pareggio dagli anni '70 e con le tasse più alte al mondo, anche Hollande sa che dovrà bilanciare le sue promesse elettorali populiste con politiche di bilancio di rigore. In altre parole, in Europa anche la sinistra deve rendersi conto che il deficit-spending non è per sempre. La proposta della Germania - bilanciare misure di rientro dei debiti pubblici con riforme strutturali che incoraggino la creazione di lavoro nel settore privato - è al contrario più sofisticata e convincente. I livelli altissimi di tassi di disoccupazione in Spagna ed Italia sono strettamente collegati con la protezione eccessiva ed i benefici per i lavoratori a tempo indeterminato, che rendono più complesso l'assunzione di nuovi lavoratori. Come ha dichiarato recentemente un imprenditore spagnolo: “In questo paese è più facile divorziare da tua moglie, che licenziare un dipendente.” Hollande sta promettendo una riduzione per chi assume giovani lavoratori, ma sarebbe più facile tagliarle per tutti ed incentivare le assunzioni.
Attuare riforme strutturali del mondo del lavoro è comunque complesso e pericoloso: in Italia due tecnici che lavoravano ad una riforma strutturale sono stati uccisi, ma è il primo passo fondamentale per la creazione di lavoro e la ripresa della crescita in Europa. Al contrario l'appello per maggiori spese statali per stimolare la crescita è una pura illusione. In un continente altamente tassato, regolato e indebitato, ulteriore spesa pubblica non potrà condurre da nessuna parte.

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