Netanyahu: da che parte della storia vuoi stare?
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Thomas Friedman in Power with purpose analizza la situazione politica israeliana attuale, dove il primo ministro israeliano Bibi Netanyahu, grazie all'accordo con il partito centrista Kadima nella coalizione di governo, ha assunto il controllo di 96 dei 120 seggi in Parlamento, numeri che alcuni dittatori arabi non ottengono nemmeno dopo elezioni truccate. Riuscirà ora Bibi, si domanda il Columnist del NYT, ad utilizzare tutto questo potere per scelte coraggiose che assicurino un futuro di sicurezza al paese? La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Ami Ayalon, ex comandante della marina e del Mossad, ha sintetizzato alla perfezione il momento storico: “Immagino due possibili versioni della storia recente d'Israele: “in una penso al paese che Herzl ha progettato, Ben-Gurion costruito e Netanyahu reso sicuro. In un'altra, invece, si potrebbe leggere di come Netanyahu possa essere l'unico leader israeliano ad aver avuto il potere per scelte epocali ed ha fallito, creando invece le premesse per cui Israele cessi di essere una democrazia ebraica”.
Secondo Friedman, la tentazione per Netanyahu di non fare nulla sarà enorme: i palestinesi sono divisi tra Hamas a Gaza e l'Autorità Palestinese a West Bank, dove le condizioni economiche sono recentemente migliorate e le forze di sicurezza palestinesi riescono a controllare meglio la violenza anti israeliana. Inoltre, gli aiuti economici da parte di Stati Uniti, Unione Europea ed altri stati arabi hanno aumentato notevolmente il budget a disposizione dell'Autorità; il muro ha fermato gli attacchi suicidi, le elezioni in corso in America hanno bloccato ogni critica americana agli insediamenti di coloni ebrei, ed, infine, la primavera araba ha indebolito e reso più preoccupati molti stati della regione. I principali problemi sono rappresentati dal programma nucleare iraniano, ma il primo ministro israeliano è riuscito a porre la questione al primo posto delle priorità di politica estera dell'amministrazione americana.
Quando un leader nazionale ammassa tanto potere senza contrappesi, il rischio di gestirlo male sono altissimi. Soprattutto Bibi potrebbe considerare come dato di fatto la pacificazione a West Bank con le migliori condizioni economiche, ma l'umiliazione rimane l'emozione più forte per quelle terre ed Israele non può continuare a pensare che l'Autorità palestinese possa continuare ad agire come la polizia israeliana in modo indefinito a West Bank. Frustrando ogni tentativo di sovranità palestinese, Abu Mazen ed il suo entourage diventeranno i “traditori.” e non è detto che l'Autorità Palestinese continui ad avere per sempre una leadership moderata, secolare e pro occidentale. Continuando, inoltre, a mantenere gli insediamenti di coloni a West Bank, la reazione internazionale potrebbe essere molto dura. Netanyau è tuttavia primo ministro per una ragione, perché molti israeliani avevano perso la fiducia sul processo di pace. E quindi, qual'è la soluzione? Secondo Friedman la miglior soluzione possibile per il governo israeliano è quella di “unilateralismo costruttivo” delineato da Ayalon: Israele dovrebbe esprimere la sua volontà a tornare a negoziare, smantellare le colonie ad est della barriera di West Bank e nei quartieri arabi di Gerusalemme, con un piano di riallocazione funzionale per i 100 mila coloni ebrei. L'esercito israeliano potrebbe rimanere a West Bank attraverso un accordo di garanzia pluriannuale. Una tale iniziativa cambierebbe radicalmente l'immagine di Israele, creando le possibilità di assicurare un futuro pacifico alla democrazia israeliana. E Bibi potrebbe iniziare tale processo domani, ma ne avrà la volontà?

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