Non certo il periodo per discutere della legge elettorale

La Corte Costituzionale ha reso, se possibile, i problemi economici dell'Italia ancora più complessi

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Non certo il periodo per discutere della legge elettorale

Negli ultimi cinquant'anni, l'Italia ha avuto tre sistemi elettorali: fino al 1993 un sistema proporzionale puro, dal 1993 al 2005 un sistema misto e dal 2005, Wolfgang Munchau sul Financial Times, non riesce a trovare una definizione esatta per il Porcellum con il premio di maggioranza enorme alla Camera e la lista bloccata senza possibilità di esprimere preferenza da parte dell'elettorato come suoi elementi fondanti. Mercoledì scorso, la Corte costituzionale, in una sentenza inaspettata, ha però dichiarato illegittimi i punti cardini della legge vigente.  Quello che è più pericoloso ora non è tanto il verdetto in sé, condivisibile nella sostanza, spiega il Columnist del Financial Times, ma le sue conseguenze pratiche possibili, vale a dire un ritorno al sistema proporzionale puro come nella fase precedente al 1993, vale a dire un periodo di instabilità politico.  
 
La sentenza della Corte non necessita legalmente di un ritorno immediato al proporzionale, ma potrebbe comportarlo in pratica perché crea una serie di ostacoli agli altri sistemi che favoriscono i partiti maggiori. Quelli più piccoli potrebbero così sentirsi in grado di portare avanti da soli i loro interessi ed il conflitto non potrà certo essere risolto in tempi brevi. Originariamente previsto per durare solo pochi mesi, il governo di Enrico Letta potrebbe rimanere in carica ancora a lungo dato che non ci potranno essere nuove elezioni, a meno che il Parlamento non approvi una nuova riforma elettorale. E questo, sostiene Munchau, richiede tempo.
 
Dalla fine della settimana un consenso sta emergendo in favore di un sistema elettorale sul modello tedesco, vale a dire un mix di proporzionale e premi a base regionale. Sistema che ha spesso prodotto governi di coalizione nella storia della Repubblica Federale e che quindi mal si abbina al sistema politico italiano molto meno portato all'accordo. In un contesto in cui gli investimenti sono il 50% inferiori a quello che sarebbero stati se l'economia fosse rimasta nel trend precedente all'ingresso dell'euro, il debito nazionale supera il 130% del Pil e continuerà ad aumentare per i prossimi anni, l'ultima cosa di cui ci sarebbe bisogno è una discussione sul sistema elettorale.
 
L'agenda di riforma proposta da Matteo Renzi, il nuovo segretario del Pd, è secondo Munchau ancora la migliore speranza per il futuro dell'Italia. Sostenitore di un sistema elettorale alla francese, con due turni ed una chiara maggioranza espressa al termine della tornata elettorale, Renzi ha visto con la sentenza della Corte diminuire le possibilità di forzare Letta a nuove elezioni.  Al governo dall'estate, l'esecutivo di coalizione ha solo spostato le tasse da un settore all'altro, ma non è riuscito a fornire un'agenda coerente per la ripresa economica oltre gli annunci e le parole. La politica economica attuale legata alle regole di deficit di bilancio imposte dall'Europa appare senza speranza e vuota di contenuti. Renzi offre un mix di riforme interessanti, ma i nuovi risvolti portano Munchau a dubitare che potrà mai metterle in pratica.
 
 Il debito italiano potrebbe essere perfettamente sostenibile, anche ad i livelli attuali, se fosse accompagnato da un tasso di crescita leggermente maggiore. Al contrario, il paese potrebbe anche arrivare ad essere considerato come insolvente. Non è certo un compito della corte costituzionale risolvere i problemi economici, ma questa, conclude il Columnist del Financial Times, è riuscita nel formidabile risultato di renderli se possibili ancora più complicati.

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