Obama a Tel Aviv come semplice turista
La visita in Israele con poche possibilità e voglia di riaprire il processo di pace
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Il presidente Obma sta per approdare in Israele, e secondo Friedman in Mr Obama goes to Israel non ci devono essere molte aspettative dal viaggio.
Da una necessità, secondo il Columnist del New York Times, il conflitto israelo-palestinese è progressivamente divenuto per l'amministrazione americana un hobby. E come tale è affrontato solo nel tempo libero. Dopo esser stato rigettata la sua linea proposta durante il suo primo mandato sia dal premier israeliano Benjamin Nethanyau che dall'autorità palestinese di Abbas, il presidente americano ha scelto per i suoi prossimi quattro anni di governo una linea di negligenza benevola sulla questione.
Tale cambiamento è il frutto di almeno tre spostamenti decisivi intercorsi dalla fine della guerra fredda.
In primo luogo, una differenza di percezione di Washington sull'urgenza di una soluzione. Un tempo si riteneva, infatti, che dal conflitto in Palestina potesse sorgere una guerra generalizzata in tutta la regione: durante la crisi del 1973, ad esempio, il presidente Nixon ha alzato a Defcon 3 il livello di allarme alle truppe americane per segnalare ai sovietici di non intervenire. Dato l'attuale contesto del Medio Oriente e la scoperta di enormi giacimenti petroliferi e di gas da parte degli Stati Uniti, Canada e Messico lo scenario è oggi diverso dal punto di vista di Washington. Nessun embargo petrolifero può minacciare la politica estera americana. Per Cina ed India, è al contrario una questione del tutto diversa: per loro il Medio Oriente da hobby si è trasformato in necessità e non a a caso sono loro a proporre di rompere lo stallo attuale nel processo di pace. Sulla rivista Foreign Policy, Robin M. Mills ha sottolineato come la Cina abbia superato gli Usa come primo importatore petrolifero del mondo ed ha paragonato quest'evento, per le ripercussioni geopolitiche che apre, ad eventi epocali della storia come il sorpasso compiuto dagli Stati Uniti alla fine del 1800 dell'economia inglese. L'America diventerà il primo produttore petrolifero mondiale dal 2017 e questo sarà inevitabilmente associato con un ritiro progressivo dalle decisioni in Medio Oriente, con Pechino, al contrario, maggiormente impegnata sulle vicende.
In secondo luogo, il conflitto israelo palestinese, nonostante sia fondamentale per la stabilità regionale, è oggi di secondaria importanza rispetto alla lotta in corso tra sunniti e sciiti in Libano, Siria, Iraq, Kuwait, Bahrein e Yemen. E' vero, sottolinea Friedman, che resta una questione fondamentale la creazione di uno stato palestinese, ma al momento la comunità internazionale è maggiormente impegnata a preservare l'esistenza di quello libanese, siriano o egiziano.
Infine, gli ostacoli che oggi Washington ha di fronte per arrivare ad una pace israelo-palestinese se possibile sono ancora maggiori: Tel Aviv ha, infatti, proceduto all'insediamento di altri 300,000 coloni a West Bank, mentre Hamas continua a colpire il territorio israeliano da Gaza con missili.
Il disimpegno degli Stati Uniti, conclude Friedman, è una pessima notizia per Isrele. Lo status quo, che a prima vista potrebbe essere l'opzione migliore per Tel Aviv, significa tacita assenso agli insediamenti. Nel lungo periodo però significa governare su oltre due milioni e mezzo di palestinesi con un'amministrazione quasi coloniale, in grado di minare la legittimità e credibilità della democrazia israeliana. Il risultato migliore per Obama nel viaggio sarebbe quello di far comprendere all'alleato i rischi di un'occupazione permanente di West Bank ed al fatto che senza la costruzione di uno stato palestinese funzionante e pro-occidentale a West Bank, il modello di riferimento che i palestinesi prenderanno a riferimento sarà quello di Fratellanza Musulmana.
Per un approfondimento sui rapporti tra Israele e Stati Uniti, si consiglia la lettura di:
1) Stine S., "The Three Possible Solutions to The Israeli-Palestinian Conflict and Their Impact on the Achievement of US Interests"
2) Freedman R. O.,"Israel and the United States: Six Decades of US-Israeli Relations"
Per un approfondimento sui rapporti tra Israele e Stati Uniti, si consiglia la lettura di:
1) Stine S., "The Three Possible Solutions to The Israeli-Palestinian Conflict and Their Impact on the Achievement of US Interests"
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