Otto anni dopo: cosa cambia nei rapporti tra Regno Unito e Cina

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Otto anni dopo: cosa cambia nei rapporti tra Regno Unito e Cina

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La visita del primo ministro britannico Keir Starmer in Cina segna un passaggio politicamente rilevante nel riassetto delle relazioni tra Londra e Pechino. È la prima missione di un premier UK in Cina dopo otto anni e arriva in un contesto internazionale caratterizzato da forte instabilità, tensioni commerciali e un crescente bisogno di interlocutori affidabili. Accompagnato da una delegazione di circa 60 leader economici e culturali, Starmer ha presentato il viaggio come parte di una strategia “outward-looking”, orientata a cogliere opportunità globali senza perdere di vista l’interesse nazionale. Il messaggio è chiaro: il Regno Unito vuole tornare a dialogare con la Cina, senza trasformare questo riavvicinamento in una scelta di campo contro gli Stati Uniti.

Pechino ha accolto il segnale con toni costruttivi. Il ministero degli Esteri cinese ha sottolineato come il rafforzamento del dialogo tra due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU contribuisca a stabilità e sviluppo globali. Le autorità cinesi parlano apertamente di “nuovo capitolo” nelle relazioni bilaterali, fondato su fiducia politica e cooperazione pratica. Il cuore della visita è economico. La delegazione britannica, composta da 54 aziende, ha avviato una serie di incontri culminati a Shanghai con la firma di accordi e memorandum, tra cui un hub per l’innovazione a Suzhou. Particolarmente simbolico il taglio dei dazi cinesi sul whisky scozzese dal 10% al 5%, che potrebbe valere 250 milioni di sterline in cinque anni.

Sono stati conclusi dieci accordi nell’ambito della UK-China Joint Economic and Trade Commission, con l’obiettivo di ridurre le frizioni commerciali e facilitare l’accesso al mercato cinese per gruppi come Diageo, Burberry e Holland & Barrett. Sul tavolo anche uno studio di fattibilità per un accordo sui servizi, settore chiave per un Paese che è il secondo esportatore mondiale in questo ambito. Il messaggio politico è altrettanto rilevante. Starmer ha ribadito che il Regno Unito non intende scegliere tra Washington e Pechino. Una posizione che riflette una tendenza più ampia: diversi alleati storici degli USA stanno ricalibrando i rapporti con la Cina, non per “riorientare” strategicamente, ma per proteggere i propri interessi in un sistema globale sempre meno prevedibile. I media occidentali leggono questa dinamica come una risposta all’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, mentre gli analisti cinesi parlano di cooperazione “orizzontale” e pragmatica.

Anche l’opinione pubblica britannica sembra meno ostile: cresce la quota di cittadini che vede la Cina come partner o rivale amichevole, mentre cala la fiducia negli Stati Uniti. In definitiva, il viaggio di Starmer sembra soprattutto certificare l’efficacia della strategia cinese di lungo periodo: presentarsi come interlocutore stabile, pragmatico e orientato agli affari in un contesto globale segnato da incertezza e volatilità. Mentre Washington appare sempre più imprevedibile e assertiva, Pechino raccoglie i frutti di una postura che privilegia continuità, apertura selettiva e cooperazione economica.


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La Redazione de l'AntiDiplomatico

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