PALESTINA, PRETI CONTRO IL GENOCIDIO: MOBILITAZIONE A ROMA IL 22 SETTEMBRE
A un anno dalla nascita della rete, i preti tornano in piazza a Roma
Un anno fa, il 22 settembre 2025, poco più di 200 sacerdoti si ritrovavano a Roma perché, dicono oggi, "non riuscivano più a stare zitti". Nessuna struttura, nessun ufficio stampa, nessun programma: solo una convinzione condivisa, che davanti a un genocidio non esiste neutralità. Un anno dopo, quella rete conta oltre 2.500 aderenti — sacerdoti, vescovi e cardinali — in 67 Paesi e 5 continenti, e si dà un obiettivo preciso per l'anniversario: arrivare a 4.000 adesioni, circa l'1% del clero cattolico mondiale. "Un numero che non pretende di rappresentare la Chiesa intera", ha detto don Pietro Rossini in apertura della conferenza stampa di presentazione dell'evento, "ma che chiede alla Chiesa intera di non voltarsi. Nel Vangelo il lievito è sempre poca cosa rispetto alla pasta, eppure è quello che la fa cambiare." La rete denuncia che nei dodici mesi appena trascorsi non vi è mai stato un vero cessate il fuoco: "C'è stato l'annuncio di un cessate il fuoco, ci sono stati comunicati e fotografie di incontri ufficiali, ma le bombe non si sono fermate, la fame non si è fermata, i bambini hanno continuato a essere vittime dell'odio e della violenza. Una tregua che non ferma le uccisioni non è tregua: è una parola usata per far girare lo sguardo dell'opinione pubblica da un'altra parte, e noi siamo qui per denunciare questo."
Il 22 settembre: un sudario, non uno slogan
Per questo, il 22 settembre a Roma la rete non porterà slogan: porterà in processione un sudario con i nomi di 300 bambini uccisi da Israele durante quello che avrebbe dovuto essere il tempo del silenzio delle armi. Trecento nomi scritti a mano, uno per uno, dai sacerdoti della rete che parteciperanno all'evento. "Un numero si dimentica, ma un nome no", spiega Rossini. "Quei bambini avevano un nome prima di diventare una statistica, e noi vogliamo restituirglielo. Abbiamo fatto tante volte tante statistiche e abbiamo visto che non portano a niente: bisogna raccontare storie, bisogna chiamare le cose con il loro nome."
L'appello: ai governi, ai pastori
La rete rivolge un duplice appello. Alle istituzioni civili: "Sospendete la vendita delle armi, applicate il diritto internazionale, smettete di trattare le risoluzioni ONU come pareri facoltativi." Ai pastori e alle conferenze episcopali: una parola "più netta, più profetica, più concreta", perché — è la convinzione ribadita più volte nel corso dell'incontro — "il silenzio prudente e la diplomazia non proteggono nessuno, se non chi sta commettendo le atrocità." La rete ribadisce che la propria denuncia non è mai rivolta contro il popolo ebraico, verso il quale rinnova rispetto assoluto e il più netto rifiuto di ogni antisemitismo: è, invece, una ferma condanna della leadership politica israeliana e delle reti di potere che ne sostengono l'operato. Una distinzione — tra antisionismo e antisemitismo — che i portavoce della rete considerano decisiva anche sul piano giuridico e che intendono continuare a ribadire con chiarezza.
"Non c'è una tregua che ferma i bambini, ma le bombe non si sono mai fermate. Il 22 settembre porteremo a Roma un sudario con 300 nomi scritti a mano: perché un numero si dimentica, ma un nome no."
Roma, 22 settembre 2026 — Programma della giornata
Mattina — Ritrovo dei sacerdoti aderenti (novità rispetto al 2025)
— Momento di riflessione e fraternità riservato ai sacerdoti della rete, con un gruppo giunto per l'occasione
dall'estero (Spagna, Regno Unito, Irlanda, Francia, Germania, Danimarca, Cipro e Africa del Sud).
— Testimonianze diretta di chi ha preso parte al "Pellegrinaggio di Giustizia" in Terra Santa, promosso insieme a
Pax Christi sulla base del documento Kairos Palestina 2 — La fede in tempo di genocidio.
— Contributi in video di: Mons. Daibes, vescovo di Gibuti, palestinese, già vicario generale del Patriarcato latino di
Gerusalemme, che vive sotto occupazione dall'età di tre anni; Mons. Pabillo, vescovo nelle Filippine; e Padre""
Bashar Fawadleh, parocco di Taybeh in Cisgiordania.
— Presenze in sala: don Nandino Capovilla — bloccato lo scorso anno all'aeroporto di Tel Aviv durante un
precedente pellegrinaggio di Pax Christi — e la giornalista Nicoletta Dentico.
— La mattinata si chiude con un pranzo fraterno tra i sacerdoti della rete.
Pomeriggio — Preghiera e marcia pubblica
— Trasferimento alla chiesa di Santo Spirito in Sassia, per la Coroncina della Divina Misericordia, trasmessa in diretta streaming come ogni giorno da quella comunità, con una intenzione dedicata alla Palestina e il Libano.
— A seguire, marcia di preghiera da via della Conciliazione e altri luoghi significativi di Roma, legati sia alla spiritualità sia alla società civile — compresa una tappa di denuncia rivolta a chi produce armi o finanzia Israele."" Il percorso esatto, al momento della conferenza stampa, è ancora in fase di definizione con la Questura.
— Il corteo sarà concluso da Mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo emerito di Altamura e presidente di Pax Christi
Italia, tra i primi sostenitori della rete fin dal primo giorno.
UN ANNO DI RETE
Le iniziative nazionali: cosa è successo dal 22 settembre 2025
Regno Unito
La rete britannica ha scritto al Primo Ministro — cattolico, il primo nella storia recente — e ai vescovi di Inghilterra, Galles e Scozia, chiedendo il riconoscimento della definizione di genocidio da parte delle Nazioni Unite, lo stop al commercio con i coloni e alla fornitura di armi. Nessuna risposta ancora dal governo; l'arcivescovo di Glasgow ha invece chiesto che il tema sia messo all'ordine del giorno della Conferenza episcopale. Il 22 settembre un rappresentante della rete britannica incontrerà a Roma anche una delegazione, mentre a Londra prosegue il lavoro di lobbying: tra due
settimane un incontro in Parlamento con i deputati favorevoli, 80 dei quali hanno già scritto al Primo Ministro.
Irlanda
La rete irlandese ha scritto al Taoiseach (il Primo Ministro) e al governatore della Banca Centrale d'Irlanda, che gestiva l'emissione di obbligazioni israeliane. Il giorno prima della conferenza stampa è stato annunciato che dal 1° settembre 2026 questa attività non sarà più consentita in alcun Paese dell'Unione Europea, dopo il rifiuto del Lussemburgo di subentrare a Dublino: un risultato che la rete definisce "una grande vittoria", pur sottolineando che la notizia va ancora confermata nei dettagli. In piu, la rete in Irlanda collabora con diverse organnizzazione della sociate civile per
promovuore il boicottaggio di Allianz.
Stati Uniti
La rete statunitense con Medici contro il Genocidio hanno segnato il 250° anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti con un appello congiunto al Congresso perché agisca sul genocidio a Gaza. Ha lanciato la campagna Gaza's Children Shroud: un sudario su cui vengono scritti a mano, uno per uno, i nomi di quasi 20.000 bambini palestinesi uccisi a Gaza. L'iniziativa coinvolge comunità cattoliche, protestanti, ortodosse, musulmane ed ebraiche: alla prima grande presentazione pubblica, il 1° settembre a Philadelphia — nel luogo dove fu firmata la
Dichiarazione d'Indipendenza — erano presenti diversi rabbini. Due giorni prima della conferenza stampa, un webinar della rete americana ha visto la partecipazione del Cardinale Ramazzini (Guatemala), il professor Omer Bartov, tra i massimi studiosi di genocidio a livello internazionale, e di padre David Neuhaus, gesuita di origini ebraiche.
Italia e Spagna
In Italia e in Spagna, le rispettive reti hanno scritto alla Conferenza Episcopale nazionale. In Italia, inoltre, la rete ha scritto a diversi leader politici ed ecclesiastici. Le due reti hanno preso parte a manifestazioni e scioperi per la Palestina in quattro o cinque piazze del Paese ed è stata invitata da BDS Italia come partner strategico. Quest'anno è nata anche
la rete spagnola, in rapida crescita. Sul fronte del boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), i portavoce riconoscono che l'azione della rete resta finora soprattutto locale — sensibilizzazione nelle comunità sulle scelte quotidiane, dal carburante alla grande distribuzione — e che una strategia più coordinata a livello internazionale, anche sul tema delle banche che finanziano il commercio di armi, è un obiettivo dichiarato per il prossimo anno.
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