Pedro Camejo: il seme dell’indipendenza al 194° anniversario della morte dell’eroe

Quando la pallottola penetra nel suo corpo «il Negro lascia i ranghi di combattimento, Páez lo vede ed esclama ‘Negro perché scappi, torna alla battaglia’ e allora Camejo, avvicinatosi gli dice ‘io non scappo mio generale. Vengo a dirle addio perché sono morto»

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Pedro Camejo: il seme dell’indipendenza al 194° anniversario della morte dell’eroe


da Agencia Venezolana de Noticias
 
Il seme dell’indipendenza è cresciuto in Pedro Camejo sin dalla sua nascita, che avvenne, in un’umile casa a San Juan de Payara, in Apure. Il bambino con la pelle scura e i capelli arricciati crebbe tra l’immensità della savana e le canzoni che i llaneros intonavano per ravvivare le loro giornate, in epoca di schiavitù.
 
Da piccolo, Camejo già si faceva notare per il suo carattere forte, dominante, mai domo davanti a una vita di schiavitù che, tuttavia, non gli ha mai fatto perdere il suo atteggiamento gioviale, semplice, di un bambino che raccontava storie piene di magia che incantavano tutti.
 
Così era Pedro Camejo, secondo il racconto dello storico Félix Ojeda, intervistato dall’Agenzia Venezolana de Noticias in occasione del 194° anniversario della morte dell’eroe dell’indipendenza, llanero di nascita, caduto sul campo nella Battaglia di Carabobo.
 
Lo pseudonimo di Negro Primero arrivò dopo, quando era già un uomo, quando il suo padrone proprietario terriero Vicente Alonzo gli concesse la libertà dopo anni di sfruttamento per mandarlo ad arruolarsi nelle truppe realiste che difendevano la corona spagnola, e il soprannome gli fu dato per il suo coraggio in battaglia, per essere il primo a lanciarsi contro il nemico.
 
«Alonzo essendo il padrone di Pedro Camejo, temeva per il suo carattere ribelle, per questo lo inviò a servire nelle truppe realiste», spiega Ojeda, che ha inoltre condiviso aneddoti sul combattente per la libertà i cui resti saranno traslati il giorno 24 presso il Pantheon Nazionale.
 
Negro Primero ha combattuto a fianco dei realisti fin quando non ha incontrato il generale José Antonio Páez – siamo nel 1816 – quando l’ufficiale, conosciuto tra i llaneros come ‘El taita’, gli parlò della patria. «Da quel momento scoprì l’amore per la patria e si unì alle fila patriottiche», ha raccontato lo storico.
 
Documentazione storica indica che il Negro Primero ha avuto un incontro con il Libertador Simón Bolívar a Cañafístola in Apure, e che abbia dolorosamente ammesso di aver servito nelle truppe spagnole, una decisione che suscitò la curiosità del Libertador, a cui Pedro Camejo confessò di aver scelto di aderire alle truppe realiste solo per indossare una divisa e ottenere poche monete d’oro.camejo-620x400
 
«La sua risposta fu brusca, gli disse di aver fatto quella scelta per avidità», ha commentato Ojeda, segnalando al contempo che il pentimento del Negro Primero fu segnato da un impegno assoluto nella difesa della patria e della sua indipendenza, un sentimento tanto forte da farlo uscire vittorioso dalla Battaglia delle Queseras, aprile del 1819, dove con 150 lancieri sotto il comando del generale Páez, riuscì a sconfiggere un grande esercito.
 
Fu in quella battaglia, spiega lo storico, che i lancieri adottarono una strategia eroica, accompagnata da una visione tattica straordinaria che chiamarono ‘vuelvan caras’. «Quella battaglia gli diede molta popolarità e riconoscimento al Negro Primero, tanto da renderlo meritevole dell’Orden Libertadores de Venezuela», ha sottolineato Ojeda.
 
Camejo continua a essere presente nelle battaglie per l’indipendenza, fissando nel popolo la memoria dei lancieri, della sua destrezza in battaglia. Verrà ricordato per sempre il suo sogno d’indipendenza, stroncato da una pallottola alla testa nella Battaglia di Carabobo. Un colpo che ha spento la sua vita ma non i suoi ideali.
 
Quando la pallottola penetra nel suo corpo «il Negro lascia i ranghi di combattimento, Páez lo vede ed esclama ‘Negro perché scappi, torna alla battaglia’ e allora Camejo, avvicinatosi gli dice ‘io non scappo mio generale. Vengo a dirle addio perché sono morto’».
 
In riconoscimento a un nobile combattente, il Governo Venezuelano, attraverso l’Assemblea Nazionale ha decretato il trasferimento dei resti di Pedro Camejo presso il Pantheon Nazionale, che fino a questo momento erano nel cimitero di Tocuyito, nel Carabobo, uno dei luoghi più vicini all’ultima battaglia del llanero.
 

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