Per una carbon tax
La soluzione più efficace per risolvere i problemi degli Stati Uniti non è nel tavolo delle trattative
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In un interessato spaccato dello stallo politico attuale negli Stati Uniti, Thomas Friedman in It’s Lose-Lose vs. Win-Win-Win-Win-Win sottolinea come le soluzioni più intelligenti e più efficaci per risolvere i problemi fiscali, energetici ed ambientali vengono scartati a favore di quelle più nocivo nel lungo periodo, dal sequestro all'aumento delle tasse per il volontariato, la diminuzione dei fondi per Social Security, Medicare e Medicaid.
La misura più intelligente da applicare sarebbe, per il minore impatto sull'economia e danni di lungo periodo, una carbon tax, in grado di dare risposte positive ad inquinamento e debito contemporaneamente, di incrementare la ricerca in innovazione tecnologica e lasciando invariato molti settori del bilancio pubblico fondamentali per la società americana. Ma la carbon ta non è neanche nel tavolo delle trattative.
La posizione ostile dei repubblicani per la misura è nota. In un articolo per il New York Times del 2007, N. Gregory Mankiw, consigliere economico per George W. Bush e Mitt Romney, argomentava che l'idea di usare le tasse per aggiustare i problemi strutturali del governo è antica e risale a Pigou nel 1800. Per ammettere una tassa sul carbone, tuttavia, i repubblicani pretendono che sia completamente neutra, non ci sia cioè nessun peso fiscale aggiuntivo per aziende o redditi personali. Ma, ci sono altri mezzi per convincere il partito repubblicano. Secondo il Center for Climate and Electricity Policy, una tassa del 25% per le emissioni nocive di carbone aumenterebbe il reddito interno americano di 125 miliardi totali, che potrebbe permettere al governo federale di ridurre le tasse sui redditi personali ed alle aziende.
Del resto, secondo gli esperti solo l'annuncio di una carbon tax renderebbe le aziende energeticamente più efficaci. In generale, all'interno di un accordo più ampio di riduzione delle spese ed aumenti delle tasse la carbon tax permetterebbe una maggiore efficacia ed intelligenza delle misure intraprese. Al momento invece i due partiti sono impegnati nel cercare di infliggere il massimo della pena contro l'altra parte e non la prendono neanche in considerazione.
Adam Garfinkle, editor di The American Interest ed autore di un nuovo e-book molto interessante “Broken: American Political Dysfunction and What to Do About It.”, spiega le ragioni del perché le soluzioni più intelligenti sono fuori programma. In primo luogo, la democrazia è oggi paralizzata dall'azione di lobbies ed oligopoli. “Per essere eletto oggi, si devono possedere grandi somme di denaro per corporazioni, istituti finanziari e uomini d'affari, che interferiranno poi nelle successive decisioni burocratiche amministrative”, scrive Garfinkle. E la lobby dei carburanti, del settore auto e delle compagnie energetiche sono tra le più potenti a Washington. Il solo modo di sconfiggerle è avere un grande consenso popolare. Ma questo richiederebbe un governo che convergesse al centro e non agli estremi, come il partito repubblicano ha dimostrato di voler spingere il dibattito.
Ma non è solo colpa dei lobbisti, sottolinea Garfinkle. Gli americani di oggi chiedono sempre più servizi e si legano ad obblighi sociali sempre più ampi. Questa diversificazione e marginalizzazione sociale rende paradossalmente più flebile il vincolo morale dell'azione del governo. Aspetto complesso sintetizzato alla perfezione da Nathan Gardels e Nicolas Berggruen in “Intelligent Governance for the 21st Century: A Middle Way Between West and East”: “Abbiamo scelto la cultura della Diet Coke — del dolce senza calorie, del consumo senza risparmio, del risparmio senza tasse”. Questo aspetto evolutivo della società americana, conclude Friedman, ci spiega perché le proposte più intelligenti per risolvere i problemi strutturali di lungo periodo non sono nel tavolo delle trattative tra i due partiti del paese.
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