Perché correre un tale rischio a Cipro?

L'errore di valutazione di Bruxelles rischia di far precipitare nuovamente la situazione dell'euro

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Perché correre un tale rischio a Cipro?

La leadership europea si sta giocando molto della sua credibilità sul programma d'aiuto da dieci milioni di euro stanziato per evitare a Cipro il fallimento finanziario. Gideon Rachman in Europe’s leaders run out of credit in Cyprus sottolinea, infatti, come non siano solo i correntisti della piccola isola, ma tutti gli europei a seguire con apprensione la vicenda. E non è da escludere una corsa con panico agli sportelli bancari che acuirebbe nuovamente la crisi dell'euro.
L'elites al potere a Bruxelles e Francoforte, secondo il Columnist del Financial Times, ritiene che i rischi di contagio da Cipro per il resto dell'Europa siano molto lievi, se non nulli. Ricordando come le banche spagnole sono in recupero e che la Grecia sta uscendo dal baratro, rassicurano di come non ci sia ragione per i correntisti di preoccuparsi di una decisione nella piccola isola del Mediterranea, legata al voler sanzionare il riciclaggio della malavita russa nelle banche cipriote. 
Ma, prosegue Rachman nella sua analisi, la leadership europea ha sbagliato tutti i suoi calcoli. Lo scenario sembra simile al settembre del 2010, quando, al summit di Deauville, Bruxelles aveva annunciato ai proprietari dei titoli obbligazionari statali dei paesi sotto programma di salvataggio che avrebbero perso parte dei loro investimenti con il risultato di generare la peggior fase della crisi dell'euro con lo spread in Spagna ed Italia fuori controllo.
E allora perché correre un tale rischio a Cipro?, si domanda Rachman. Cipro è un paese piccolo e 17 miliardi – la cifra totale richiesta per il salvataggio – irrisoria rispetto al Pil dell'Ue. Ma rappresenta alla perfezione la mancanza di fiducia tra Nord e Sud del continente. Per Germania, Olanda e Finlandia, la sensazione che serpeggia è che i loro cittadini e parlamentari non avrebbero approvato ulteriori piani di salvataggio, senza gravi sanzioni da affiancare agli aiuti. I media tedeschi hanno recentemente insistito sulle storie della corruzione dei politici dei paesi del sud ed i risparmiatori locali sono stati portati a credere che i loro soldi andavano ad essere sprecati nuovamente. In teoria, Angela Merkel avrebbe potuto convincere i suoi concittadini  della necessità del salvataggio per evitare un effetto domino da Cipro, ma con inevitabile incomprensione e rabbia interna.
Le banche di Cipro hanno effettivamente “pulito” i soldi della malavita russa. Colpire i conti oltre 100 mila euro è un duro colpo da questo punto di vista, ma la decisione è molto pericolosa, perché sanziona anche i depositi inferiori e quindi il cittadino medio cipriota. Spaventando quello medio dei paesi mediterranei. Cipro ha del resto poco credito con il resto dell'Europa. Molti paesi europei erano riluttanti ad ammetterla nel 2004, senza un accordo di pace che riunificasse l'isola. Ma la Grecia aveva minacciato di porre il veto all'intero allargamentodi quell'anno. Quando la piccola isola del Mediterraneo ha rifiutato di aderire al piano di pace ideato da Annan, i leader europei hanno perso completamente ogni fiducia nel governo di Nicosia, che da allora ha preferito propendere per i soldi provenienti da Mosca per arginare la crisi finanziaria incombente. 
Il maggior problema per il futuro europeo, conclude Rachman, rimane la mancanza di fiducia tra nord e sud del continente. Se prima della crisi esisteva solo una mancanza di convergenza economica, ora esiste anche un profondo gap politico: a meno che l'Europa non riuscirà a creare una reale convergenza negli standard di politica comune, la mancanza di fiducia reciproca non potrà permettere l'adozione di misure efficace per rispondere all'enorme crisi attuale. Con l'inevitabile fine dell'esperimento dell'euro, prima e dell'Unione Europea poi.

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