Perché le “giornate internazionali” vanno boicottate
di Francesco Erspamer*
Un’informazione per coloro accettano o subiscono le “giornate internazionali” che hanno sostituito le feste locali e nazionali per favorire la globalizzazione: oggi negli Stati Uniti, e dunque prossimamente in Italia, era “Giving Tuesday”, ossia il giorno in cui le persone ordinarie dovrebbero fare carità e donazioni, in sostanza autotassarsi per finanziare i servizi pubblici (inclusa scuola e ricerca) o di assistenza che lo Stato non si può più permettere perché le multinazionali e i milionari non vogliono pagare tasse e non le pagano, legalmente, grazie ai ricatti delle loro lobby e alla stupidità della gente.
Le statistiche dimostrano che in percentuale al loro reddito i poveri sono più generosi dei ricchi, e questo benché un 5% in meno sia un grosso sacrificio per chi ha poco mentre sarebbe insignificante per chi ha più soldi di quanti ne possa spendere. Ma coloro che hanno più soldi di quanti ne possano spendere sono probabilmente ladri e immancabilmente stronzi, senza eccezioni: per avidità e arroganza non si limiteranno a peggiorare le condizioni di vita degli altri ma anche a distruggere la civiltà e il pianeta. Mi raccomando, continuate a credere alle cazzate che i loro giornali e telegiornali vi propinano, a cominciare appunto dagli inviti ad aiutare chi ha bisogno o a risolvere i problemi del mondo in modo che non debbano farlo loro, che anzi si tengono una percentuale delle donazioni per compensarsi della fatica di avere organizzato la questua.
Business is business. (A proposito, ieri era “Cyber Monday”).
*Professore all'Harvard University

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