Perché Soros odia così tanto la Cina?

Il pivot to Asia del Pentagono e la politica di pressione e accerchiamento della Cina sono in fondo un pericoloso segnale di disperazione e paura.

3432
Perché Soros odia così tanto la Cina?


di Luis Carapinha | da “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese
 
 
George Soros è intervenuto contro la Cina nel Forum Economico Mondiale di Davos, riunito a gennaio nella località svizzera.

Affrontando il tema più dolente nell'agenda mediatica corporativa globale, il miliardario ha dichiarato che lo scenario di “atterraggio violento è praticamente inevitabile” [per l'economia cinese]. Reputato mega-speculatore senza frontiere, venerato dal mainstream come investitore di successo e filantropo – ancora a dicembre ha elargito un'altra donazione di sei milioni di dollari alla campagna presidenziale di Hillary Clinton -, Soros ha riscontrato nel sovraindebitamento della Cina la ragione profonda dell'onda deflazionistica che minaccia l'economia mondiale. Dopo è stata la volta di Christine Lagarde a raccogliere la staffetta della campagna anti-Cina. Per la direttrice generale del FMI, la cui pretesa a un nuovo mandato, nei  corridoi dell'alta finanza mondiale, è messa in discussione dalle inchieste della Giustizia francese e dal fantasma del destino poco lusinghiero del suo predecessore, Strauss-Kahn, la Cina potrebbe ancora evitare un atterraggio violento se riformasse le imprese statali e intensificasse le riforme di mercato. Lagarde e il grande capitale vogliono che Pechino privatizzi i settori strategici dell'economia e consegni lo yuan alla libera fluttuazione, liberando gli strumenti della politica di cambio e monetaria dal controllo del governo e della banca centrale cinesi.

In questo modo, si diffonde la bugia secondo cui il rallentamento cinese (la cui economia cresce a più del doppio del tasso degli USA) è la radice della nuova spirale della crisi economica globale. Nella misura in cui si continua a subire la turbolenza dei mercati finanziari e l'edificio mostruoso degli attivi tossici ricostruito dopo il 2008 minaccia di crollare, persino la FED degli USA, per scrollarsi l'acqua di dosso, coglie l'occasione per giustificare i dilemmi della politica monetaria e le decisioni sui tassi di interesse di riferimento con i venti contrari che soffiano dalla Cina...
 
A Pechino l'intervento di Soros non è passato inosservato. Senza menzionare il nome del fondatore di Open Society, il primo ministro della Cina, Li Keqiang, ha definito “assurde” le asserzioni contro l'economia cinese. Più incisivo un articolo di commento di Mei Xinyu, ricercatore legato al Ministero del Commercio della Cina, pubblicato nel Quotidiano del Popolo, che ha accusato Soros di dichiarare “guerra alla Cina”, con allusione alla “pressione speculativa” diretta contro le monete asiatiche, principalmente lo yuan (People's Daily Online, 27.01.2016).
 
Il rilievo e la preminenza di personaggi del calibro di Soros al vertice del sistema dominante sono rivelatori della volatilità del tempo che stiamo vivendo e della stessa struttura e dinamica del capitalismo e della sua crisi. Certamente, gli usurai della grande finanza non perdono alcuna opportunità per pescare nel torbido e continuare ad ammassare nuove fortune con la speculazione nel cambio e nella borsa. Ma  l'assalto contro la Cina di Wall Street e le pressioni destabilizzatrici per intaccare la credibilità della sua economia e dello yuan sono essenzialmente elementi della strategia che identifica nella Cina un avversario vitale.
 
Le contraddizioni della transizione economica cinese, verso un'economia ancorata al vasto mercato interno, con minore peso delle esportazioni, sono assunte dalla direzione cinese. Il grande capitale transnazionale, disturbato dalla contrazione dei tassi di profitto e dal debito insanabile degli USA, farà di tutto per trarre partito dalla maggiore esposizione cinese ai fattori perniciosi dell'integrazione nell'economia mondiale ancora sotto egemonia dell'imperialismo. Occorre seguire con attenzione, ma anche non confondere una nuvola con la tempesta. E' la proprietà pubblica a conservare l'alto comando dell'economia cinese, compresa quella che conduce il settore degli investimenti privati. Lo yuan già è la 3° moneta di riserva internazionale e la Cina il maggiore creditore mondiale, svolgendo un ruolo centrale nella profonda riaggregazione di forze che riflette la parabola della decadenza della Triade imperialista nel mondo.
 
Il pivot to Asia del Pentagono e la politica di pressione e accerchiamento della Cina sono in fondo un pericoloso segnale di disperazione e paura.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo di Giuseppe Masala Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante di Michelangelo Severgnini La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera   Una finestra aperta Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti