È possibile applicare alla Grecia l’esperienza del default argentino?

Non è solo il premio Nobel Paul Krugman a raccomandare ad Atene di seguire la via tracciata dall'Argentina

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È possibile applicare alla Grecia l’esperienza del default argentino?

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da Actualidad.rt

Molti economisti affermano che la crisi economica che ha sofferto l’Argentina agli inizi del XXI secolo per molti aspetti assomigli a quella della Grecia. Ma la soluzione applicata dal Paese latinoamericano potrebbe rivelarsi una buona ricetta anche per i problemi del debito greco?
 
Con l’avvento al potere di Fernando De la Rúa (1999-2001), l’Argentina era diventata  una dei migliori alunni degli Stati Uniti e del Fondo Monetario Internazionale, ricorda in un nuovo articolo l’economista e professore dell’Università di Buenos Aires, Fernando Krakowiak. Il conservatore De la Rúa applicava tutti i tagli che gli venivano imposti dai creditori, ma le condizioni economiche del Paese latinoamericano continuavano ad essere disastrose. Una situazione molto simile a quella che oggi sta vivendo la Grecia.
 
Nel 2001 il debito argentino raggiungeva i 100.000 milioni di dollari, mentre la disoccupazione e il tasso di povertà si collocavano ai livelli più alti della storia. Il 3 dicembre del 2001 il Governo decretò per 90 giorni la chiusura della banche (simile a quello imposto dal governo greco), con restrizioni sul prelevamento di denaro, mentre le negoziazioni con i creditori erano ormai giunte a un vicolo cieco. 
 
Anche la situazione sociale peggiorò gravemente: i saccheggi delle attività commerciali e le molte proteste contro De la Rúa obbligarono il presidente a dimettersi il 19 dicembre. L’Argentina dichiarò il debito più alto della sua storia e il 2 dicembre del 2002 svalutò la sua moneta e pose fine al sistema di cambio fisso. Al principio la crisi si acuì ma fu anche l’inizio della ripresa economica che arrivò negli anni successivi, malgrado rimanessero inascoltate le raccomandazioni dell’FMI. 
 
Caso argentino, una ricetta anche per la Grecia del 2015?
 
L’esperienza argentina portò alcuni esperti riconosciuti a livello mondiale, come il premio Nobel dell’economia, Paul Krugman, a raccomandare al governo greco di seguire la strada argentina, dichiarare default, uscire dall’euro e adottare le riforme necessarie senza raccogliere le raccomandazioni dei creditori. Ma questo scenario salverebbe Atene dal caos economico? Per l’ex ministro greco, Yanis Varoufakis, la risposta è no per tre grandi differenze con l’Argentina.
 
Tra il 2003 e il 2008 il Pil argentino crebbe in media dell’8%, grazie ai dollari provenienti dalla esportazione della sua soia. I greci non dispongono né della soia né di altri tipi di prodotti agricoli da esportare in quantità così massicce come quelle argentine. Inoltre la Grecia non ha un sistema di conversione  dell’euro (dal momento che lo usa) come lo aveva l’Argentina con il dollaro. Nel caso di una possibile uscita dall’eurozona, il Paese ellenico tarderebbe mesi prima di introdurre una nuova moneta e un nuovo sistema di cambio.
 
Infine, sostiene Varoufakis, l’uscita dell’Argentina dal vecchio sistema di cambio non causò particolari conseguenze ai suoi partner commerciali, mentre la Grecia, uscendo dall’euro, perderebbe i sussidi all’agricoltura, i fondi per lo sviluppo e in generale la cooperazione economica con gli altri Paesi europei  peggiorerebbe.
 
Concludendo, Fernando Krakowiak assicura che, a prescindere se il caso argentino possa o no servire da esempio per Atene, l’Argentina dimostra che si può vincere se si rinegozia il debito e si prendono le distanze dalle politiche dei tagli imposte dal Fondo Monetario Internazionale. 

(Traduzione di Stefania Russo)

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