Proteste di piazza e democrazia
Con le urne a disposizione, perché c'è un simile ricorso alle manifestazioni di piazza?
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In Takin’ It to the Streets sul New York Times, Thomas Friedman prova a dare una risposta all’interrogativo che l'ex analista della CIA Paul R. Pillar si pone in un recente articolo sul The National Interest: “Perché stiamo assistendo a tutte queste manifestazioni di piazza nelle democrazie?” Riferendosi in particolar modo alle proteste in Turchia e Brasile, ma anche in Egitto, Israele, Russia, Cile e Stati Uniti, Pillar si interroga sul fenomeno sostenendo che con le urne a disposizione, in questi Stati democratici, non dovrebbe esserci un simile ricorso alle manifestazioni di piazza.
Per Friedman, la spiegazione è data dalla convergenza di tre fenomeni.
Il primo è la nascita e la proliferazione di democrazie "maggioritarie illiberali". In Russia, Turchia e nell'Egitto di oggi, assistiamo a dimostrazioni di protesta contro partiti di governo che sono stati democraticamente eletti (o quasi, come nel caso della Russia), ma che sembrano interpretare l’elezione come un’autorizzazione a fare ciò che vogliono, ignorando l'opposizione, soffocando i mezzi di informazione e assumendo atteggiamenti imperiosi o corrotti, come se la democrazia si sostanziasse nel solo diritto di voto, non nei diritti in generale o, in particolare, nei diritti delle minoranze
Quello che i manifestanti in Turchia, Russia ed Egitto hanno in comune è la percezione di essere derubati di qualcosa di più importante del denaro: la voce del popolo e il diritto di partecipare al governo. Friedman riporta ciò che il satirico Bassem Youssef ha scritto sul quotidiano egiziano Al Shorouk la scorsa settimana, nel primo anniversario dell’ elezione del presidente Mohamed Morsi: "Abbiamo un presidente che aveva promesso che un’ Assemblea Costituente equilibrata avrebbe lavorato su una Costituzione di consenso. Abbiamo un presidente che aveva promesso di essere il rappresentante di tutti, ma ha collocato i membri della Fratellanza Musulmani in ogni posizione di potere. Abbiamo un presidente e un partito che non hanno mantenuto le promesse, ragion per cui le persone non hanno altra scelta che scendere in piazza".
Un secondo fattore è il modo in cui i lavoratori della classe media vengono schiacciati tra una contrazione dello stato sociale e un mercato del lavoro molto più esigente. Per tanti anni, ai lavoratori è stato detto che con il duro lavoro e il rispetto delle regole del gioco avrebbero fatto parte della classe media. Una promessa che oggi non è più valida, precisa Friedman. In questa epoca di rapida globalizzazione e automazione, si deve lavorare di più, lavorare meglio, portare più innovazione in qualsiasi lavoro, riorganizzare se stessi più spesso - e poi, forse, si potrà fare ingresso nella classe media.
Troppo pochi i leader affrontano questo cambiamento parlando onestamente al proprio elettorato, lasciandoli navigare a vista. E troppi grandi partiti altro non sono che dei mezzi per difendersi da questo cambiamento, piuttosto che una guida per le società per adattarsi ad esso. Normalmente, il cambiamento potrebbe creare opportunità per i partiti di opposizione, ma in posti come la Turchia, il Brasile, la Russia e l'Egitto l'opposizione formale è inetta e così è la stessa gente per le strade a dare corpo all’opposizione.
In America, il Tea Party è nato come protesta contro i repubblicani e Occupy Wall Street come protesta contro i Democratici. In Brasile, un aumento di 9 cent delle tariffe degli autobus ha innescato proteste di massa dal momento che il governo ha speso 30 miliardi di dollari in stadi per le Olimpiadi e la Coppa del Mondo.
La Cina, continua il Columnist del NYT, non è una democrazia, ma questa storia è un segno dei tempi: in una fabbrica fuori Pechino, un uomo d'affari americano, Starnes Chip, presidente della Specialty Medical Supplies con sede in Florida, è stato tenuto prigioniero per quasi una settimana da circa 100 lavoratori che lo accusavano di voler chiudere la fabbrica per trasferirla in India e di non voler pagare il trattamento di fine rapporto ai dipendenti.
Infine, grazie alla proliferazione di smartphone, tablet, Twitter, Facebook e blog, le persone hanno più occasioni per manifestare il dissenso e condividere con altri le proprie opinioni. Come sostiene Leon Aron, storico russo presso l'American Enterprise Institute, "il tempo di ritorno" tra il risentimento e l’azione, nel mondo di oggi, è estremamente veloce
Il risultato finale è, conclude Friedman, che l’autocrazia è oggi meno sostenibile che mai. Le democrazie sono più prevalenti che mai ma anche estremamente volatili.

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