Putin scarica l’Occidente: insieme alla Cina supereremo le difficoltà

Mosca non è affatto isolata ma è riuscita a creare una sorta di contraltare al G7 e al FMI e alla Banca Mondiale.

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Putin scarica l’Occidente: insieme alla Cina supereremo le difficoltà


di Eugenio Cipolla

A Ufa, milletrecento chilometri a est di Mosca, nella sconosciuta Repubblica di Baschiria, il mondo sta cambiando. Mentre i media occidentali sono tutti concentrati sulla crisi greca, nel tentativo forse vano di capire come andrà a finire la telenovela Merkel-Tsipras-Troika, i paesi BRICS e dello SCO si sono riuniti per dimostrare a Europa e Stati Uniti che un’alternativa al loro strapotere esiste. Ieri nella capitale russa i governatori delle cinque banche centrali dei BRICS hanno firmato l’accordo operativo sull’entrata in vigore dal 30 luglio di un fondo da 100 miliardi di dollari. «Strumento – ha assicurato Elvira Nabiullina, governatrice della Banca centrale russa – che servirà a garantire stabilità finanziaria, attivando un meccanismo di aiuto a vicenda in caso di problemi di liquidità».
 
Il maggior contributo sarà quello cinese con 41 miliardi di dollari su 100. Russia, India e Brasile metteranno 18 miliardi di dollari a testa, mentre il Sudafrica 5. Entro la fine di quest’anno, poi, partirà anche l’altro progetto delle cinque economie emergenti, quello di una Nuova Banca multilaterale per lo sviluppo, che avrà un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari e si occuperà di finanziare progetti infrastrutturali e sviluppo sostenibile, dando priorità ai BRICS, e che in futuro, come ha detto Aleksej Uljukajev, ministro dell’Economia russo, «diventerà una delle principali istituzioni finanziarie mondiali, promuovendo imprese pubbliche e private anche di altri paesi».
 
Stasera, intanto, Putin farà gli onori di casa, ospitando una cena informale con gli omologhi degli altri paesi che darà via ufficialmente al settimo summit dei BRICS. La Russia è presidente di turno anche dello SCO, l’Organizzazione di Shangai per la sicurezza. Le due organizzazioni incontreranno i membri dell’Unione economica eurasiatica e il presidente russo sarà impegnato in ben undici colloqui bilaterali. Il più importante è stato senz’altro quello avvenuto oggi con il presidente cinese Xi-Jinping, che ha suggellato definitivamente il nuovo asse Pechino-Mosca, dopo le fallimentari politiche europee che hanno allontanato la Russia dall’occidente.
 
«Siamo consapevoli delle difficoltà incontrate nell’economia e nella politica internazionale – ha detto Vladimir Putin rivolgendosi a Xi-Jinping - ma unendo gli sforzi sono sicuro che potremo superare tutte le sfide future, risolvendo tutti problemi che abbiamo di fronte». La risposta è stato altrettanta entusiasta. «Aspetto la sua visita di settembre in Cina per partecipare alle nostre celebrazioni per il 70esimo anniversario della vittoria nella guerra contro gli invasori giapponesi», è stato l’invito del presidente cinese. I due si erano incontrati per l’ultima volta lo scorso 9 giugno, alla parata per il 70esimo anniversario della vittoria sovietica sui nazisti. «I russi sono nostri vecchi amici – ha aggiunto Xi-Jinping – e apprezzo molto l’accoglienza che mi è stata riservata». Pechino ha annunciato di essere pronta a investire in ogni settore dell’economia russa, in modo da raggiungere uno sviluppo congiunto  e vantaggi reciproci.
 
Nelle prossime ore il presidente russo si siederà al tavolo dei colloqui anche con il premier indiano Narendra Modi, che ha definito «notevole» l’amicizia del suo paese con la Russia, il presidente sudafricano Jacob Zuma e il presidente dell’Iran Hassan Rohani. Sono molti gli analisti convinti che Putin userà i due vertici per rispondere alle continue provocazioni di Washington, dimostrando che Mosca non è affatto isolata, ma è riuscita a creare addirittura una sorta di contraltare al G7 e al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. Tutte istituzioni dove gli Usa la fanno da padroni.  

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