Quel rapporto sul Boeing malese utilizzato per screditare la Russia
Il tentativo di utilizzare la morte di quasi 300 persone per denigrare mediaticamente un avversario
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di Eugenio Cipolla
«Il missile Buk che ha il Boeing MH17 è di fabbricazione russa. E’ stato lanciato da qualche punto dell’Ucraina dell’est, in un’area di 320km quadrati, anche se ancora è impossibile stabilire il punto esatto da dove è stato effettuato il lancio». Il punto più interessante della relazione diffusa oggi dalle autorità olandesi e contente l’indagine conclusiva sull’abbattimento del Boeing malese MH17, avvenuto nel luglio 2014, è senz’altro questo. Lo è perché contiene riferimenti vaghi e allo stesso tempo accuse ben precise, utilizzate dai media occidentali con l’unico scopo di screditare la Russia, incolpandola in pratica di una tragedia costata la vita a 298 persone. Ma come può essere considerata verità universale, se non si è riusciti nemmeno a individuare il punto esatto da dove è partito il missile? Una bella domanda.
Per carità, la contro-indagine diffusa dalla Almaz-Antey, produttrice dei missili Buk, non può essere etichettata come infallibile e nemmeno come valida, nonostante l’autorevolezza dell’azienda che l’ha diffusa. Non può perché è una società statale e non è indipendente, ma risponde direttamente al Cremlino. Dove nessuno ha mai preteso di essere democratico, al contrario dei governi occidentali, dove nessun media si è mai posto come indipendente, al contrario di quelli occidentali, dove sin dal primo giorno si è chiesta un’indagine diversa che prendesse in considerazione tutti i punti di vista e non solo quelli che facevano comodo al mainstream dei governi europei.
Il risultato è un sostanziale pareggio. Chi ritiene Mosca colpevole dell’abbattimento del Boeing, lo riteneva anche prima di questa relazione. Al contrario, chi ha sempre sospettato che dietro quel missile ci fosse la mano del governo ucraino, lo sospettava anche prima, quando la relazione della Almaz-Antey non era nemmeno stata pensata. E’ un principio importante della comunicazione che evidentemente i russi hanno capito bene. Una critica si annulla sempre quando confutata. Anche se poi la tesi che si usa non è veritiera o poco attendibile. E infatti, non a caso, la relazione di Mosca è stata diffusa prima di quella olandese, quasi a sorpresa, spiazzando chi aveva calcolato questo giorno come quello della vergogna per la Russia. Ma non è tanto questo a far preoccupare, quanto il tentativo di utilizzare la morte di quasi 300 persone per denigrare mediaticamente un avversario. In Ucraina, durante Maidan, l’occidente ci è riuscito abbastanza bene, condannando la morte dei cento e passa manifestanti caduti sotto i colpi della polizia diretta da Yanukovich, ma dimenticandosi, qualche tempo dopo, gli oltre ottomila morti di una guerra che ha visto violenze, stupri, rastrellamenti e bombardamenti a tappeto su zone residenziali anche da parte del governo ucraino.

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