Raid israeliani in Libano, è strage di civili: 31 morti mentre vacilla il cessate il fuoco
Una nuova serie di bombardamenti condotti dalle forze israeliane ha colpito diverse aree residenziali del Libano, provocando la morte di 31 persone, tra cui quattro bambini e tre donne. Secondo i dati ufficiali diffusi dal Ministero della Salute libanese e rilanciati dall'agenzia di stampa statale NNA, i raid hanno causato anche almeno 40 feriti in diverse località del Paese.
Le operazioni si inseriscono nel solco del duro scontro tra Tel Aviv e le forze di Hezbollah, che continuano a rispondere ai bombardamenti con attacchi mirati contro le postazioni israeliane. Fonti istituzionali libanesi e della resistenza confermano che i raid hanno preso di mira centri abitati e villaggi specifici, tra cui Burj al-Shemali, Kawzariyat al-Ruz, Habboush, Maarakeh, Selaa, Burj Rahal, Srifa, as-Sawana e Qabrikha.
La mappa dei bombardamenti e il bilancio delle vittime
Il bilancio più pesante si registra a Burj al-Shemali, dove si contano 14 vittime (tra cui due bambini e tre donne) e 16 feriti. A Kawzariyat al-Ruz un singolo attacco ha causato 5 morti e 6 feriti, mentre a Habboush si contano 4 vittime, tra cui due minori, e 10 feriti. Ulteriori attacchi hanno colpito Maarakeh, provocando 6 morti e 6 feriti, e la località di Selaa, con due vittime accertate. Raid aerei multipli hanno interessato anche i distretti di Tiro e Marjayoun.
I network informativi regionali, tra cui Al-Manar e Al-Mayadeen, hanno descritto le operazioni come un attacco deliberato contro aree ad alta densità abitativa, interpretandolo come una misura di pressione punitiva sulla popolazione civile a causa del sostegno espresso verso la resistenza. L'offensiva segue le recenti direttive del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha ordinato un'intensificazione delle operazioni militari con l'obiettivo di indebolire strutturalmente il movimento di Hezbollah.
Il nodo del cessate il fuoco e i dubbi interni a Tel Aviv
La nuova escalation giunge in una fase di estrema fragilità politica: i raid si collocano infatti nel contesto delle ripetute violazioni di un cessate il fuoco formale, iniziato lo scorso 17 aprile e prorogato per 45 giorni con scadenza nei primi giorni di luglio. Le autorità libanesi denunciano come i superamenti dell'accordo da parte israeliana siano ormai diventati quotidiani.
Dalla ripresa delle ostilità su vasta scala, i dati ufficiali libanesi tracciano un quadro umanitario drammatico: oltre 3.000 morti, più di 9.200 feriti e circa 1,6 milioni di cittadini costretti a sfollare.
Parallelamente, l'apparato di sicurezza e politico di Tel Aviv si trova a dover gestire una forte pressione interna. Secondo quanto rivelato dal quotidiano israeliano Haaretz, che cita fonti interne agli ufficiali schierati nel Libano meridionale, serpeggia una "crescente frustrazione" tra i reparti militari sul campo, derivante dalla mancanza di chiarezza sui reali obiettivi a lungo termine e sulla complessiva strategia di guerra definita dal governo.


