Referendum Scozia. Aperta un'inchiesta sulle presunte violazioni della legge elettorale
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La polizia scozzese ha ufficialmente aperto un’indagine sulle presunte violazioni della legge elettorale da parte degli attivisti anti-indipendentisti scozzesi in occasione del referendum tenutosi il 18 settembre.
Le accuse si riferiscono alle osservazioni formulate da Ruth Davidson, un membro del Parlamento scozzese e leader dei conservatori scozzesi, in cui è apparso che Davidson conoscesse i risultati generali delle votazioni postali derivanti dall’ "apertura a campione" delle urne.
L’apertura dei voti arrivati per corrispondenza è consentita prima che il voto formale sia condotto per verificare le firme e le date di nascita dei votanti. I rappresentanti di entrambi gli schieramenti sono stati autorizzati a monitorare queste operazioni, ma è un reato penale, punibile fino a un anno di carcere, comunicare qualsiasi informazione relativa alle operazioni di apertura del campione.
In un'intervista televisiva alla BBC subito dopo la chiusura delle operazioni di voto, Davidson ha dichiarato: "siamo stati incredibilmente incoraggiati dai risultati [del voto per corrispondenza]," che implica che il leader conservatore scozzese conosceva l'esito dei voti postali prima che i primi risultati formali fossero annunciati.
In un'altra intervista alla BBC a soli quattro giorni dal referendum John McTernan, un ex consigliere di Tony Blair ha detto, "E' importante ricordare che circa un quinto degli elettori, che sarà circa un quarto del totale, hanno già votato. Hanno votato tramite voto postale. Quei voti tendono verso il 'no' ".

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